Archeologia – Trovato Amsicora, lo scheletro umano più antico in Sardegna. Avrebbe circa 9mila anni

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    Marina di ArbusAvrebbe circa 9mila anni Amsicora, lo scheletro umano più antico della Sardegna: la scoperta straordinaria è stata fatta venerdì scorso a Su Pistoccu, nella Marina di Arbus, nel sud-ovest della Sardegna: grazie a una campagna di scavi, sono emersi dalla terra i resti umani di Amsicora (così è stato battezzato). Si suppone che Amsicora abbia circa 9mila anni e che sarebbe dunque lo scheletro umano piu’ antico della Sardegna.

    E’ la professoressa Melis, geoarcheologa del Dipartimento di Scienze della terra dell’Università di Cagliari che spiega ad Adnkronos, che, se la datazione verra’ confermata dagli esami scientifici, potrebbe trattarsi del ”più antico ritrovamento umano in Sardegna nel periodo di transizione tra il Neolitico e il Mesolitico”, ovvero tra 10mila e 8200 anni fa.

    Una scoperta di eccezionale valore, resa possibile da una campagna di scavi brevi, grazie ai contributi dell’Università di Cagliari, della Provincia del Medio Campidano e della Sapienza di Roma ma soprattutto grazie alla capacità di Rita Melis e della collega Margherita Mussi del Dipartimento di Scienze dell’Antichità dell’Università la Sapienza di Roma.

    Due donne dotate di passione e tenacia, che da oltre 15 anni portano avanti una ricerca sul più antico popolamento della Sardegna.

    ”Dobbiamo valutare – spiega Margherita Mussi – se si tratti di una sepoltura vera e propria oppure di una deposizione funebre di un individuo lasciato in una grotta con una serie di offerte: testimonianza queste di un rito di cui si hanno evidenze nella preistoria più antica”.

    ”Questa scoperta – prosegue Melis – ha una rilevanza internazionale perché permette di comprendere un aspetto ancora poco conosciuto del primo popolamento della Sardegna: un’isola lontana dal continente che, diversamente dalla Sicilia, non è facilmente raggiungibile e presentava una fauna selvatica caratterizzata da pochissime specie molto particolari”.

    ”Ora verrà portato avanti uno studio multidisciplinare – continua Melis – al fine di acquisire ulteriori informazioni sia sul contesto paleoambiantale che sui rapporti diretti e indiretti con le popolazioni coeve del territorio europeo. Ad esempio l’analisi degli isotopi stabili delle ossa, peraltro molto costose, così come la ricerca del paleo Dna, permetteranno di sapere cosa mangiavano, da dove venivano e come si spostavano”.

    Fonte AdnKronos

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