Attivata Banca del sangue cordonale

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Viene attivata ufficialmente giovedì mattina all’ospedale Binaghi di Cagliari, sotto la gestione dell’azienda ospedaliera Brotzu, la Banca del sangue cordonale della Sardegna. La notizia è stata data questa mattina dal presidente della Regione, Ugo Cappellacci, e dall’assessore della Sanità Simona De Francisci. La Banca sarda, che diventa il diciannovesimo centro in Italia ed entra a far parte della rete mondiale degli istituti del sangue cordonale, ha il compito di prelevare e conservare le cellule staminali emopoietiche raccolte nei Punti nascita accreditati dell’Isola. Il sangue del cordone ombelicale è la terza fonte di cellule staminali dopo il midollo osseo e il sangue periferico e le sue cellule sono utili nella cura di numerose patologie come leucemie, linfomi, alcuni tumori solidi, deficit immunitari, patologie genetiche come la talassemia.

Il sangue da cordone ombelicale costituisce una valida alternativa trapiantologia per tutti quei pazienti, soprattutto pediatrici, in attesa di trapianto che non riescono a reperire un donatore di midollo osseo familiare o attraverso i registri nazionali e internazionali.

“Si tratta di una struttura fondamentale – ha spiegato il presidente della Regione Cappellacci – per dare nuove speranze di vita e di cura a tutti i sardi che soffrono di linfomi, leucemie e altri gravi patologie che necessitano di un trapianto. La piena operatività della Banca è una conquista per la nostra sanità, un punto di partenza importante per offrire ai sardi la possibilità di poter donare senza più onerose trasferte in Italia o all’estero e per garantire cure nuove e aggiuntive rispetto, ad esempio, al trapianto del midollo”.

Soddisfatto anche l’assessore De Francisci: “Finalmente la Sardegna si allinea con altre realtà nazionali e internazionali, con una Banca che già possiede elevati standard di qualità di riferimento e che consentirà a tante donne e coppie sarde di poter donare in sicurezza”. Contestualmente, sono previsti aggiornamenti e formazione per il personale coinvolto nel programma (trasfusionisti, ginecologi, pediatri, neonatologi, biologi, ostetriche, infermieri, tecnici di laboratorio, assistenti sociali).

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