Cappellacci “Difendiamo la libera emittenza sarda”

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La Regione chiede di essere sentita per arrivare a un ripensamento della decisione dall’Autorita’ delle Comunicazioni (AGCOM) di assegnare i primi nove numeri sui telecomandi alle emittenti generaliste nazionali, per scongiurare “gravissime conseguenze” per le imprese sarde del settore. Lo sottolinea il presidente della Regione, Ugo Cappellacci, in una lettera inviata in serata al presidente dell’AGCOM, Corrado Calabro’, e al viceministro delle Comunicazioni, Paolo Romano.

Il Governatore osserva che la decisione e’ “in contraddizione” con quanto stabilito dal dl 44 del 2010 che intendeva tutelare le abitudini e le scelte storiche degli utenti, testimoniate dagli accertamenti del  CORERAT Sardegna, che hanno confermato che i sardi hanno in maggioranza sempre posizionato sul telecomando all’interno dei primi nove numeri almeno le prime due emittenti locali.

“Vi ricordiamo altresì che sulla base degli accordi sottoscritti da questa Amministrazione con il Ministero delle Comunicazioni all’epoca della impostazione della sperimentazione del digitale terrestre in Sardegna – scrive Cappellacci –  era stato convenuto che le realtà locali sarebbero state valorizzate e non penalizzate dalla transizione al digitale. Dalle indagini svolte da questa Amministrazione, attraverso anche la consultazione dei rappresentanti locali della Federazione Radio Televisioni (FRT), viceversa è emerso che in meno di due anni dall’avvento del digitale, le emittente locali sarde rischiano di perdere per sempre le posizioni faticosamente conquistate in decenni di attività,  a vantaggio di altre emittenti nazionali, che nulla hanno a che fare con la realtà, le tradizioni e la storia della nostra Regione”.

Dalle analisi svolte da FRT e’ anche emerso che la decisione di privare le emittenti locali generaliste dei numeri 8 e 9, determinerà il crollo degli ascolti “con conseguenze drammatiche per la sopravvivenza di tali emittenti”.

Per Cappellacci la conferma della decisione di AGCOM significherebbe per le emittenti locali, che direttamente ed indirettamente danno lavoro ad oltre 600 famiglie, già alle prese con una crisi di fatturato e di ascolti conseguente alla transizione al digitale “una drastica ristrutturazione, che comporterà la perdita del lavoro per un gran numero di lavoratori, che già oggi possiamo stimare in 300 unità complessive”.

 Il Presidente sollecita, quindi, un ripensamento per una “situazione ingiusta e fuori da ogni logica, pericolosissima per la situazione occupazionale già compromessa della nostra Sardegna, che non possiamo accettare passivamente e che contrasteremo con ogni possibile e legittimo mezzo a disposizione”.

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