Incontro sulla civiltà nuragica a Cagliari, sul lungomare Poetto

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    Mercoledì 29 agosto si svolgerà a Cagliari, sul lungomare Poetto, con inizio alle ore 20.15, una serata dedicata all’archeologia, organizzata dall’istituto universitario I.U.S.3 di Luca Noli. La location scelta dagli organizzatori sarà La Lanterna Rossa, il chiosco che si trova presso la 5° fermata del Bus CTM, nella spiaggia cagliaritana.

    Il relatore Pierluigi Montalbano prenderà in esame il rapporto dei nuragici con il mare. Tecniche costruttive, natanti, sistemi di propulsione, rotte marine, empori lungo le coste e altre vicende legate ai commerci con gli altri antichi popoli del Mediterraneo.

    Altre immagini e altre storie, con la Sardegna protagonista delle autostrade del mare. Crocevia degli scambi nel cuore del Mediterraneo, la Sardegna, con i suoi 8.000 nuraghi, partecipò alla koinè commerciale che ruotava intorno all’approvvigionamento dei materiali necessari per ottenere il bronzo: rame e stagno.

    Le zone minerarie della Sardegna offrivano piombo, argento e altre risorse che catalizzavano l’attenzione di tutti i grandi imperi dell’epoca.

    Lo studioso Pierluigi Montalbano affronterà gli scambi commerciali inaugurati dai minoici, i mitici abitanti di Creta che ricordiamo per le vicende legate ai leggendari Minosse e il Minotauro. Nel 1500 a.C. la talassocrazia minoica fu sostituita dai micenei e, dopo qualche secolo, da quei commercianti ricordati convenzionalmente col nome di “Popoli del Mare”, fra i quali i sardi spiccavano per capacità organizzative. Ingresso libero.

    Le vicende raccontate nel primo appuntamento che si è svolto mercoledì 22 Agosto, hanno trattato della civiltà nuragica, l’epoca d’oro dei sardi costruttori di torri, a partire dal 1800 a.C., all’alba dell’età del Bronzo, quando le comunità isolane inaugurarono una nuova strategia di insediamento edificando le più imponenti strutture in pietra di tutto il Mediterraneo Occidentale.

    Utilizzando una tecnica costruttiva denominata “ciclopica”, i sardi sviluppano la capacità di sovrapporre grandi pietre, appena sbozzate, giungendo nel giro di pochi secoli a produrre edifici a tre piani che svettano fino a 28 metri di altezza, come nel caso del Nuraghe Arrubiu di Orroli.

    Nulla a che vedere con le tholos dei micenei, simili nell’aspetto interno, pur se con diametro più grande, ma realizzate scavando grandi ipogei e rivestendoli in pietra. I sardi superarono i problemi dettati dalla statica, giungendo ad una perfezione tecnica che consente, dopo 4000 anni, di ammirare questi “palazzi” sparsi in tutta la Sardegna.

    Con quella tecnica ciclopica realizzano ciò di cui la comunità aveva bisogno: case, edifici di culto, luoghi di vedetta, torri costiere, granai e, verso il 1000 a.C., particolari capanne che segnano con maniacale precisione il trascorrere delle stagioni, sfruttando la luce e le ombre proiettate dal sole e dalla luna attraverso piccole aperture praticate nello spessore murario. Sono state esaminate le architetture più significative dell’epoca e, con l’ausilio di immagini proiettate su uno schermo, il relatore ha illustrato l’evoluzione subìta dalle strutture nel corso dei secoli.

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