Conferenza stampa del presidente Cappellacci: alcuni passaggi del suo intervento

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Cagliari, 4 gennaio 2011 – Di seguito alcuni passaggi dell’intervento del presidente della Regione Ugo Cappellacci (la situazione attuale e le prospettive) nella conferenza stampa tenutasi  a Villa Devoto.

"Per la politica regionale è stato un anno molto delicato che, come noto, ha reso anche necessario aprire una nuova fase della legislatura finalizzata all’aggiornamento ed al potenziamento dell’azione politico-programmatica ed al rafforzamento della coesione e dell’unità di intenti fra la Giunta regionale e le forze di maggioranza. Sono stati anche ridefiniti gli assetti della Giunta regionale per contribuire ad un più ampio, proficuo e costante rapporto di collaborazione istituzionale tra la Giunta ed il Consiglio.

E’ stato un lavoro difficile che ha comportato sacrifici e molta pazienza da parte di tutti per l’interesse generale, ma che comincia comunque a dare i suoi frutti positivi.

Anche nel 2010 la Giunta e le forze di maggioranza della coalizione che governa la Regione sono state ancora fortemente impegnate a contrastare le gravi conseguenze della crisi che continua ad investire in modo diffuso il sistema socio-economico regionale.

I primi risultati cominciano ad arrivare ed i dati degli ultimi trimestri del 2010 segnalano un lieve, ma costante, avvio della ripresa che dobbiamo essere in grado di cogliere e valorizzare.

Oggi abbiamo a disposizione i dati ufficiali che lo dimostrano: siamo partiti nel marzo del 2009 con una situazione economica e sociale gravissima per la Sardegna che si è fatta sentire anche nel corso di tutto il 2010.

Continuiamo a pagare gli effetti negativi di quella doppia crisi legata sia alle conseguenze della congiuntura nazionale e internazionale che agli impatti ancora più gravi della stessa su un sistema produttivo e sociale regionale “strutturalmente debole” a causa della mancata soluzione di molti nodi dello sviluppo.

Particolarmente gravi sono gli effetti negativi sull’occupazione a cause delle scelte sbagliate e per certi versi scellerate di politica economica e industriale compiute nel passato. Ma altrettanto gravi sono le conseguenze negative che oggi vengono al pettine dei 5 anni di stampo recessivo della passata legislatura. In 5 anni non solo non si è riusciti ad incidere sul vecchio modello, ma si è contribuito a bloccare/ingessare l’economia regionale, peggiorando i fondamentali della nostra economia e consegnando al nuovo esecutivo regionale una pesantissima eredità.

Nel biennio 2009-2010 (e ancora nel 2011), la Sardegna ha continuato a pagare “il conto” delle molte responsabilità storiche, ma anche quelle recenti della classe dirigente che ha governato nella passata legislatura. Non lo afferma il Presidente Cappellacci, ma i dati oggettivi che ci consegnano i principali istituti economici e statistici.

 Situazione economica ancora incerta, ma in ripresa

La passata legislatura è stata una legislatura bloccata nei primi tre anni e molto negativa, anche per effetto della crisi, nella seconda parte.

Dopo un periodo di sostanziale “stagnazione” del PIL dal 2004 al 2007 (crescita media annua del PIL pari allo 0,5%, con un picco negativo pari a zero nel 2005), nel biennio 2008-2009 la recessione ha determinato una perdita del PIL pari a circa il 5% facendo ritornare indietro la Sardegna di dieci anni.

Ci sono profonde responsabilità oggettive di tutta la classe dirigente della nostra Regione che in alcun modo possono essere fatte ricadere sulla Giunta attualmente in carica.

Sono dati oggettivi che non possono essere sottovalutati. Per questo oggi le prospettive per la Sardegna restano ancora incerte.

Sebbene incerta, tuttavia, la situazione di ripresa (anche grazie alla pur contenuta ripresa nazionale) comincia a manifestarsi. Le stime finora disponibili mostrano che la crescita del PIL regionale sarà più contenuta rispetto alla media nazionale, ma si tratta pur sempre di una crescita dopo la grave crisi del biennio 2008-2009.

Le indicazioni per il 2010, ancora molto prudenti, ci danno una crescita del PIL della Sardegna dello 0,7%, contro quella ormai acquisita e pari all’1% registrata a livello nazionale.

La crescita dei consumi delle famiglie sarde è anch’essa in ripresa ed è analoga a quella nazionale (+0,3 per cento), mentre gli investimenti crescono più lentamente (+0,7 per cento, contro il +0,9% nazionale).

Sono segnali ancora deboli, ma importanti che hanno sicuramente anche un legame con le misure anti-cicliche e ed espansive varate dal nuovo esecutivo regionale.

Positivo nel complesso anche l’andamento degli scambi commerciali con l’estero che erano fortemente diminuiti nel corso del 2009. L’andamento degli scambi è migliorato a partire dal terzo trimestre 2009 e, dopo due trimestri di crescita moderata, nel primo trimestre 2010 la crescita è stata più decisa. Nel secondo trimestre 2010 gli scambi complessivi confermano la dinamica del primo trimestre: le importazioni sono aumentate del 58,3 per cento rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, le esportazioni hanno avuto un aumento del 67,3 per cento. Nel terzo trimestre 2010 la crescita delle importazioni ha subito un rallentamento, mentre la dinamica delle esportazioni è stata ancora piuttosto sostenuta (+42 per cento), grazie soprattutto alla buona performance dei prodotti petroliferi. La dinamica per i prodotti non petroliferi non è invece altrettanto positiva.

La crescita è trainata dal settore dei servizi (+0,6 per cento il contributo alla crescita totale del valore aggiunto), dall’Industria in senso stretto (+0,4 per cento), dall’agricoltura (+0,1 per cento), mentre il contributo del settore edile è ancora negativo (-0,2 per cento).

Le nostre imprese in tutti i settori sono impegnate in una lotta quotidiana per stare al passo con una competizione globale che non fa sconti a nessuno. I dati ci dicono che, nonostante la crisi, il nostro settore del turismo “tiene” e anche nel 2010, dopo un buon 2009 (in contro tendenza rispetto ai dati nazionali), le presenze turistiche sono rimaste pressoché stabili nel 2010.

Anche la Regione sta facendo importanti sacrifici con grande attenzione al contenimento ed alla qualità della spesa (concentrazione su poche cose importanti) ed alla riduzione dell’indebitamento. I nostri conti sono a posto e per il secondo anno consecutivo riceviamo da  Moody’s un positivo rating A1, con prospettive stabili per la nostra Regione.

Nonostante questi importanti, ma ancora lievi segnali di crescita, purtroppo la crisi continua a dispiegare i suoi effetti negativi soprattutto nel mercato del lavoro regionale.

In termini assoluti, dobbiamo ricordare che già nel 2009 gli occupati sono diminuiti in Sardegna di 18.600 unità (una contrazione pari al 3 per cento, un valore identico a quello rilevato per il Mezzogiorno, ma superiore alla media nazionale del -1,6 per cento). La riduzione dell’occupazione ha riguardato soprattutto la componente maschile del mercato del lavoro, i lavoratori più giovani e quelli meno istruiti. Nella media dei primi tre trimestri del 2010 il mercato del lavoro regionale ha continuato a contrarsi (-0,6 per cento, pari a circa 4.000 occupati in meno) rispetto al periodo corrispondente. Ma la variazione, a confermare una inversione di tendenza, è stata comunque più contenuta rispetto alla contrazione registrata a livello nazionale (-0,9 per cento) e molto inferiore rispetto al Mezzogiorno (-1,9 per cento).

I dati, quindi, ci dimostrano che con le nostre misure stiamo contenendo le conseguenze della crisi meglio che a livello nazionale e molto meglio rispetto alle altre Regioni del Sud. Tuttavia i dati del mercato del lavoro sono preoccupanti e impongono soluzioni adeguate alla gravità del momento.

Rilevanti sono stati gli sforzi che nel corso del 2010 abbiamo fatto in difesa dell’occupazione. Ma la perdurante criticità del mercato del lavoro e della disoccupazione, soprattutto giovanile, impone uno sforzo ancora più rilevante che si è già concretizzato con un piano speciale per il lavoro da 200 milioni di euro che abbiamo previsto nella manovra finanziaria 2011-2013.

Un anno di impegno costante e risultati concreti

In linea con gli irrinunciabili assi strategici del nostro programma di governo che è stato premiato dai sardi nel 2009, quanto realizzato nel 2010 ha un filo conduttore ben preciso che risponde ad una sempre più attenta focalizzazione delle politiche d’intervento e della concentrazione delle risorse con riferimento ai seguenti ambiti:

·         al potenziamento degli investimenti a favore del capitale umano e della società della conoscenza;

·         al potenziamento della società dell’informazione e sue applicazioni diffuse a tutto il contesto regionale a partire dalla PA regionale e locale;

·         alla attuazione di un piano articolato di interventi per lo sviluppo di una filiera energetica e della green economy;

·         al nuovo posizionamento competitivo della Sardegna direttamente legato allo sviluppo integrato e sostenibile dei territori ed alla conquista di un ruolo di primo piano nella cooperazione internazionale, in particolare quella legata alla creazione di una macro Regione del mediterraneo;

·         alla riforma del sistema del welfare e delle politiche sociali orientate ai più deboli, aperto, tollerante e solidale.

Tali interventi concorrono ad allineare la politica regionale alla nuova strategia europea (Europa 2020) che promuove un nuovo modello di sviluppo “intelligente, sostenibile e inclusivo” capace di generare alti livelli di occupazione, produttività e coesione sociale e territoriale.

Sono state molte ed importanti le cose fatte, sia quelle di contrasto della crisi e salvaguardia del reddito e dell’occupazione, sia quelle che stanno concorrendo alla attuazione di un nuovo modello di sviluppo.

Non possono essere ricordate tutte, ma è importante ribadire che vanno tutte nella direzione di una precisa strategia, semplice e chiara, che fin dall’inizio del nostro mandato sta caratterizzando l’azione di governo: grande attenzione alla persona ed al capitale umano, rilancio dell’impresa quale vero motore dell’economia e crescita dell’occupazione, protagonismo vero dei territori, dei Comuni, quali attori chiave dello sviluppo locale e regionale.

Le prospettive di uscita dalla crisi

La complessità di questo quadro di riferimento e la sua evoluzione hanno comportato nuove valutazioni sulle attuali priorità ed emergenze della Sardegna rispetto a quelle che avevamo delineato all’inizio della legislatura.

Per creare nuove opportunità di crescita e di sviluppo, non si tratta più solo di colmare i ritardi infrastrutturali materiali ed immateriali, ma di ripensare la strategia di sviluppo e di crescita per l’esercizio di una moderna autonomia responsabile che consenta alla Sardegna di costruire un nuovo posizionamento competitivo nell’economia globale.

Questo non significa che debbano essere arrestate bruscamente tutte le forme di aiuto e di compensazione che restano a carico dello Stato. Dallo Stato la Sardegna deve, infatti, ancora ottenere livellamenti infrastrutturali e perequazione finanziaria, fino a quando il reddito prodotto non sarà sufficiente per far fronte ai compiti primari, al mantenimento della qualità delle infrastrutture e dei servizi pubblici, allo sviluppo di mezzi moderni di trasporto e di comunicazione che garantiscano la continuità territoriale.

Per queste ragioni, nella seconda fase della legislatura è necessario rafforzare le politiche di intervento e sollevare il livello del confronto con le istituzioni comunitarie e con il governo nazionale per incidere in modo netto e decisivo su alcune indispensabili condizioni dello sviluppo (in particolare quelle di riduzione del nostro gap infrastrutturale) che rappresentano riferimenti ineludibili per poter consentire alla Sardegna di partecipare alla competizione su scala globale con una nuova immagine e adeguate chance di successo per la produzione di ricchezza endogena basata su risorse proprie non delocabilizzabili.

Al di là delle sterili polemiche e delle inutili strumentalizzazioni, è un dato di fatto che la Giunta regionale e le forze di maggioranza hanno dovuto dedicare enormi energie e anche molte risorse finanziarie per contenere le conseguenze della crisi. Oggi che cominciano a manifestarsi i primi segnali positivi dobbiamo “valorizzare” questi segnali di ripresa e rilanciare con forza i temi chiave della proposta politica e programmatica orientata allo sviluppo ed alla crescita.

E’ proprio sul nuovo modello di sviluppo e sulla prospettiva strategica di medio-lungo periodo che va intensificata l’azione riformatrice del Consiglio regionale ed il raccordo della stessa con le iniziative di governo della Giunta.

Appare sempre più chiaro, dopo le conseguenze fallimentari del vecchio modello, che la vera sfida di legislatura per il Consiglio e per la Giunta è quella di riuscire ad attuare gli interventi strutturali capaci di porre le basi per la costruzione di nuove opportunità di sviluppo e più elevati livelli di benessere per tutti i Sardi.

E’ indubbio che queste esigenze impongono un più stretto raccordo dell’azione del governo regionale con le dinamiche internazionali, nazionali e regionali, a partire dal rafforzamento delle iniziative già avviate nella prima fase della legislatura con particolare riferimento:

1.    al rilancio della attiva partecipazione della Sardegna ai processi decisionali dell’Unione europea per dare organicità e sistematicità al dialogo con le istituzioni europee ai diversi livelli con un ordine di priorità sul tema centrale del riconoscimento della condizione di insularità nel quadro della nuova politica regionale europea di coesione post-2013 e delle nuove strategie europee delineate dalla Commissione con il programma Europa 2020;

2.    al potenziamento delle attività di confronto con il Governo nazionale con l’obiettivo di ricondurre ad una visione strategica d’insieme le complesse problematiche che interessano i principali nodi dello sviluppo della Sardegna entro una prospettiva pluriennale di medio-lungo termine.

Europa – internazionalizzazione

Va in primo luogo sottolineato che nel corso del 2010 abbiamo ottenuto importanti risultati nella gestione dei fondi comunitari.

Nel corso dell’incontro annuale di tutte le Autorità di gestione italiane del fondo europeo di sviluppo regionale (FERS), tenutosi a Cagliari nel mese di ottobre 2010, i responsabili della Commissione Europea hanno espresso giudizi lusinghieri sulla Sardegna. La Sardegna sta rispettando tempi e criteri dettati dalla Commissione. E’ stata rispettata la soglia del 2009 e altrettanto contiamo di fare per il 2011, rimuovendo alcune criticità che ancora dobbiamo superare.

Anche con riferimento al fondo sociale europeo (FSE), le iniziative e le risorse riguardanti l’occupazione, l’inclusione sociale e la valorizzazione del capitale umano, messe in campo dalla Giunta regionale, collocano la Sardegna nell’area delle Regioni virtuose.

Nel 2010 c’è stato deciso cambio di passo nella spesa e nell’impegno dei fondi POR FSE. La spesa dei fondi al 30 novembre del 2010 è pari a 150 milioni di euro, mentre si attestava a 119 milioni a fine dicembre dello scorso anno ed era ferma ad appena 11mila euro a ottobre dello stesso anno (praticamente zero). Le risorse impegnate per iniziative già avviate ammontano a 434 milioni di euro, con una capacità di programmazione di quasi il 60 per cento.

Entro il quadro europeo il Presidente della Regione è ai vertici del Comitato europeo delle Regioni in due importanti Commissioni (ENVE e COTER) in materia di ambiente, politiche energetiche, coesione e sviluppo territoriale. Nei mesi scorsi per la prima volta in Sardegna ho avuto l’onore di presiedere la Commissione ENVE che ha approfondito i temi chiave della politica energetica europea per i prossimi anni ed il contributo che alla stessa possono dare le Regioni e gli Enti locali. Ma nel corso del 2010 ed anche in questo caso non era mai successo, una delegazione composta dalla Regione e dai vertici delle organizzazioni sindacali, datoriali e degli Enti locali, è stata ricevuta a Bruxelles dai vertici del Parlamento e della Commissione europea. In questo contesto abbiamo portando all’attenzione delle istituzioni europee le nostre proposte riguardanti in particolare il recepimento della “questione insulare” nel quadro della riforma della politica regionale europea. E’ un confronto avviato positivamente che intensificheremo nel corso del 2011 potendo anche contare sul supporto autorevole del Vice-Presidente della Commissione europea.

Ma altrettanto importanti sono state le iniziative portate avanti nel corso del 2010 per una più ampia e concreta proiezione internazionale della nostra Isola. Abbiamo avviato una proficua e importante collaborazione con il Ministero degli esteri per poter giocare un ruolo da protagonisti nelle nuove strategie euro-meditarranee. Ma nel contempo abbiamo avviato rapporti di collaborazione con gli Stati Uniti sui temi della ricerca e delle tecnologie della salute, con la Spagna in materia di energie rinnovabili e di recente con il Qatar dove per le nostre imprese si potrebbero aprire importanti fronti di collaborazione economica e commerciale.

Sulle politiche euro-mediterranee non dimentichiamo che abbiamo già oggi un ruolo importante come Autorità di gestione del programma ENPI. Abbiamo dovuto recuperare molti ritardi maturati nella precedente legislatura e finalmente nel corso del 2010 sono partiti i primi 31 progetti (per un finanziamento pari a 42,5 milioni di euro), 15 dei quali hanno un capofila italiano e tra questi 2 un capofila sardo. Inoltre i partner sardi sono presenti in altri 7 progetti. Per il mese di marzo 2011, inoltre, sarà adottato un nuovo bando per il finanziamento dei Progetti strategici ai quali saranno destinati circa 62 milioni di euro.

Governo nazionale

Nei confronti del Governo nazionale la Sardegna ha fino ad oggi impostato un rapporto di leale e fattiva collaborazione ponendo alcune priorità di fondo sulle quali non sempre il livello delle risposte fornite si è rivelato adeguato alle aspettative.

Dal 2011 pur restando ferma la nostra disponibilità al dialogo costruttivo, non intendiamo fare sconti a nessuno. Su alcune partite, ancora aperte e di grande portata, come quelle per le entrate e per i fondi FAS, essenziali per colmare il nostro gap infrastrutturale, il confronto con il Governo sarà portato avanti con decisone e forte risolutezza. Se necessario siamo pronti anche allo scontro istituzionale ricorrendo a tutti gli strumenti disponibili per difendere e far valere le prerogative statutarie della nostra inviolabile autonomia regionale.

Nel corso del 2011, pertanto, aspettiamo risposte certe e non più procrastinabili in materia di: nuovo regime delle entrate e conseguente adeguamento del patto di stabilità; trasferimento delle risorse del FAS 2007-2013 e più in generale perequazione infrastrutturale, fiscalità di sviluppo e effettiva continuità territoriale legata alla specificità insulare della Sardegna che dovranno trovare concreta attuazione con i decreti legislativi in materia di federalismo fiscale in corso di definizione da parte del Governo.

Non posso però non sottolineare che sulla questione importante delle entrate, dove sento un gran frastuono dal centro-sinistra, noi stiamo oggi rimediando ad una grave incompiuta causata proprio da chi oggi sbraita dimenticando le proprie responsabilità. Senza cercare la ribalta stiamo cercando le soluzioni migliori per la nostra Regione, pretendendo dallo Stato condizioni di pari dignità rispetto alle altre Regioni.

Una Sardegna moderna che rifugge dall’assistenzialismo statale, ma chiede con decisione il rispetto della propria specialità e le conseguenti condizioni essenziali di parità territoriale per l’esercizio di una rinnovata autonomia responsabile.

Manovra finanziaria 2011-2013

E’ questo il quadro di riferimento entro il quale stiamo portando a termine la approvazione della nuova manovra finanziaria 2011-2013 che diventa parte integrante di questa delicata fase della legislatura.

Anche la manovra finanziaria 2011-2013, concepita come una manovra snella, si muove nella direzione auspicata dalla strategia Europa 2020 per contrastare ancora gli effetti della crisi ed affrontare nel contempo alcuni dei nodi che ostacolano lo sviluppo e la crescita della Regione con politiche prioritarie mirate in tema di impresa e lavoro, infrastrutture, istruzione e formazione, ricerca e sviluppo, sanità.

E’ una manovra da 6,7 miliardi. Sul versante della spesa abbiamo confermato i trasferimenti al sistema dei Comuni e al sistema delle imprese. A questi si aggiunge la conferma di tutti gli stanziamenti per la disabilità, per la povertà, la non autosuffucienza, l’assistenza ad anziani e alle varie forme di emarginazione sociale.

Importanti elementi di novità riguardano lo stanziamento di 200 milioni di euro per le politiche del lavoro, sulla base di un accordo con i sindacati. Contemporaneamente sono previste risorse aggiuntive per sostenere la scuola con 50 milioni stanziati per la riforma e per l’Università (incremento del fondo unico e del fondo per la ricerca scientifica).

Questi sono i fatti la cui attuazione dipenderà anche dalla velocità con cui si approverà la manovra.

Il 2011 sarà un anno decisivo perché La Sardegna potrà raccogliere i risultati della azione di governo e saranno più chiare a tutti le finalità strategiche di ampia portata e le peculiarità del nuovo modello di sviluppo che stiamo perseguendo.

Le nuove scelte di legislatura sono contenute nel DAPEF 2011-2013 che aggiorna il programma regionale di sviluppo (PRS) approvato dal Consiglio il 2 dicembre 2009.

Entro il quadro strategico di riferimento il nuovo DAPEF, compatibilmente con i vincoli di bilancio e con le esigenze di raccordo con la strategia “Europa 2020” individua le priorità per l’allocazione delle risorse che consentiranno di caratterizzare l’azione del Governo regionale nei prossimi tre anni.

Obiettivo centrale del DAPEF, a partire dalla nuova manovra finanziaria 2011-2013, è quello di una più chiara riconduzione degli interventi agli obiettivi strategici del nuovo modello di sviluppo che dovrà rilanciare il sistema produttivo, contrastare la disoccupazione e migliorare la coesione sociale e l’attenzione alle fasce più deboli della popolazione.

Anche l’azione legislativa del Consiglio regionale sarà potenziata e rilanciata aprendo in modo più chiaro una vera e propria stagione delle Riforme della Regione maggiormente coerente e funzionale rispetto all’azione dell’esecutivo ed al nuovo modello di sviluppo.

Il DAPEF fa propri inoltre i contenuti del documento programmatico sottoscritto dalle forze politiche della coalizione per la seconda fase della legislatura, documento che riassume le priorità dell’azione riformatrice e di quella di governo come di seguito indicato.

Riforma strutturale della spesa che, a partire dalla manovra finanziaria 2011-2013, liberi risorse da destinare all’impresa, al lavoro, all’istruzione, all’efficienza della pubblica amministrazione.

Riforma del sistema sanitario per garantire massima qualità delle prestazioni e mettere fine ai viaggi della speranza.

Riforma del funzionamento della burocrazia regionale, rimodernandone i sistemi operativi, nonché quelli di formazione e di reclutamento.

Approvazione di strumenti legislativi di modifica del sistema dell’istruzione, con particolare attenzione alla formazione universitaria e al ruolo che la Regione può assumere nel settore

Riduzione del numero dei consiglieri regionali. Abolizione delle province e dei consorzi industriali.

Interventi urgenti per il mondo agro-pastorale che richiede azioni immediate e di prospettiva.

Rilancio dell’edilizia e del piano casa che possono costituire il motore della ripresa economica nel breve periodo anche per il ruolo di trascinamento verso altri settori.

Nuova continuità territoriale e sistema aeroportuale calibrato sulle esigenze del territorio.

Rilancio della politica energetica basata sulle fonti rinnovabili e sulla green economy. Netta contrarietà all’opzione nucleare. Particolare rilievo assume l’esigenza di elaborare il nuovo piano energetico regionale che preveda la creazione di un polo ambientale di ricerca e produzione di energia da fonti rinnovabili, che rilanci e valorizzi il progetto avviato nella prima fase della legislatura Sardegna CO2.zero, rafforzando il quadro normativo e regolamentare per evitare speculazioni e assicurare ricadute solo al territorio regionale.

Potenziamento degli investimenti nel settore turistico affinché possa esprimere a pieno le potenzialità in termini imprenditoriali e occupazionali.

Razionalizzazione e modernizzazione della macchina amministrativa mediante un piano organico di semplificazione dei procedimenti, abolizione delle Province regionali, delle Agenzie e delle partecipazioni regionali non più strategiche, creazione di un’unica Agenzia per gli appalti.

 

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