Confesercenti: “Turismo e Commercio: in Sardegna 616 imprese in meno nel primo trimestre 2012”

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    Il 2011 ha chiuso con un saldo negativo di 817 imprese sarde, che inquadra con efficacia la situazione di crisi economica che attraversa il comparto produttivo dell’Isola, nei settori del commercio e del turismo.

    Il 2012 è cominciato con una netta tendenza al peggioramento: sono 616 le aziende sarde in meno (saldo tra le 618 iscrizioni e le 1.234 cancellazioni alle Camere di Commercio, secondo i dati Movimprese) negli stessi settori di riferimento, dopo appena 90 giorni di attività nell’anno in corso. Ecco, in dettaglio, i dati rilevati nelle province storiche:

    I Trim. 2012 – COMMERCIO

    ISCRIZIONI

    CANCELLAZIONI

    SALDO

    CAGLIARI

    266

    459

    -193

    NUORO

    71

    122

    -51

    ORISTANO

    52

    93

    -41

    SASSARI

    126

    289

    -163

    TOTALE SARDEGNA

    515

    963

    -448

    I Trim. 2012 – TURISMO

    ISCRIZIONI

    CANCELLAZIONI

    SALDO

    CAGLIARI

    41

    117

    -76

    NUORO

    22

    42

    -20

    ORISTANO

    17

    16

    1

    SASSARI

    23

    96

    -73

    TOTALE SARDEGNA

    103

    271

    -168

    TOTALE COMMERCIO E TURISMO:

    -616

    “È superfluo ricordare che stiamo parlando di altri 1.800 posti di lavoro andati in fumo? – è la domanda che pone Marco Sulis, presidente di Confesercenti Sardegna –. In meno di 100 giorni siamo riusciti ad avere un risultato negativo che racchiude i due terzi di ciò che abbiamo visto svanire nel nulla nell’intero anno passato. Purtroppo siamo stati facili profeti, nell’indicare il 2012 come l’anno in cui avremmo toccato con mano la vera crisi. E ancora la nottata deve passare. Ma gli imprenditori sono abituati a lottare e a non perdere la speranza. Noi siamo pronti a rimboccarci le maniche, però servono subito opportuni provvedimenti da parte del Governo e, in proporzione, della Regione. Per esempio creando degli incentivi per le imprese che desiderano assumere nuovo personale. La morsa fiscale è esagerata, non consente di accollarsi nuove buste paga. Se il Governo prevedesse sgravi fiscali per chi assume oggi, si ridarebbe dignità a numerosi disoccupati e, allo stesso tempo, si incoraggerebbero le entrate nel bilancio dello Stato attraverso i nuovi contribuenti. Noi ci sforziamo di indicare questa strada perché, in un periodo di recessione com’è quello attuale, ci sembra veramente l’unica via percorribile”.

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