Un viaggio attraverso il tempo, alla scoperta dei segreti dei costumi tradizionali sardi

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Intervista a Livio Cau, l’insegnante del corso dedicato all’abbigliamento popolare della Sardegna, che il 22 settembre del 2013 ha avuto l’onore di coordinare i gruppi folk durante la visita di Papa Francesco a Cagliari.

Un viaggio attraverso il tempo, affascinante e ricco di suggestione, per scoprire l’anima e l’origine misteriosa di un popolo semplice eppure così ricco di creatività, fantasia e sapienza artigianale, come quello sardo.
Nel ciclo di incontri dedicati all’abbigliamento popolare della Sardegna, che avranno inizio domani, alle ore 18, nella sala riunioni dello Studio Seeberger in via De Gioannis 25 a Cagliari, l’insegnante Livio Cau, dell’Associazione Acanthos, ci guiderà alla scoperta dei costumi tradizionali sardi.

Abbiamo fatto una intervista a Livio, perchè il suo personaggio ci ha incuriosito, non solo per la profondita’ della sua analisi, ma anche perchè ha avuto l’onore di gestire più di mille figuranti in abito tradizionale durante la visita di Papa Francesco a Cagliari, il 22 settembre del 2013.

 “Ciao Livio, il 22 settembre del 2013 hai avuto l’onore (ma anche l’arduo compito) di coordinare i gruppi folk durante la visita di Papa Francesco. Ci vuoi raccontare di quel straordinario momento?”.

“Si, è stato veramente uno straordinario momento, un insieme di emozioni, stress (la preparazione e le riunioni sono iniziate a luglio, sopratutto per le indicazioni sulla sicurezza fornite dalla Digos e dal Comitato organizzatore), gioia e voglia di stare insieme. Allegria e speranza che si percepiva a Cagliari e l’attesa di vedere e ascoltare un uomo che sta cambiando la storia della cristianità! Per questo non finirò di ringraziare chi mi ha voluto nel suo team, Romano Massa presidente dell’UNPLI (Unione nazionale delle Proloco d’Italia) di Cagliari! Eravamo una decina a gestire più di mille figuranti in abito tradizionale all’interno del percorso papale da Via Roma a Viale Bonaria. Anche se con qualche disguido tecnico e organizzativo è stata una esperienza unica e irripetibile!”.

“Un’analisi della storia del costume investe un campo assai vasto di conoscenze. Come e’ nata questa tua passione?”.

Parlare della moda nel corso dei secoli costituisce un impegno di non poca fatica perchè non si tratta semplicemente di descrivere gli abbigliamenti nella loro appartenenza, ma di interpretarli anche nel preciso e vero significato da essi acquisito all’interno del dinamico articolarsi della storia. È vero che l’abito non fa il monaco ma di certo fa il detentore del potere…
Un’analisi accurata della storia del costume investe un campo assai vasto di conoscenze che vanno dai motivi veri e propri dell’abito fino a toccare l’economia, la storia, l’arte e si inserisce nella sfera più complessa della storia di una civiltà.
La moda esprime con enfatica schiettezza il gusto di un’epoca, affondando le sue radici nella realtà profonda delle condizioni sociali ed economiche. Ricostruire un abito significa non solo tagliare e cucire della stoffa, ma ricercare la storia, la filosofia di un’epoca attraverso il costume.
Una ricostruzione ben fatta è non solo gratificante ma ci restituisce un pezzetto di storia.
Purtroppo talvolta l’entusiasmo di essere presenti nelle manifestazioni folkloriche ha fatto si che si siano costituite delle formazioni i cui abiti sono stati confezionati in seguito ad una ricerca poco accurata. Già questa sembra una prima ammissione di quello per cui molti “esperti” si battono: invenzioni!.

Non possiamo dimenticare che molti abiti tradizionali (non ne citerò alcuno per correttezza anche se vorrei fare una lunga lista) sono stati ricostruiti sulla base di una foto o nei casi più disparati affidandosi alla memoria talvolta poco lucida degli anziani.

Ma torniamo alla domanda che mi è stata posta…Tutto inizia all’età di tre anni quando mi sono stati insegnati i primi rudimenti riguardo gli aspetti della religiosità popolare turritana, rispettando la tradizione familiare, divento socio del Gremio dei Sarti e dei Calzettai, un’antica corporazione di arti e mestieri di Sassari. Questo sodalizio è uno degli elementi principali della Faradda de li candareri (discesa dei Candelieri), riconosciuto come bene immateriale dall’UNESCO.

Per quanto riguardo il vestiario popolare ho iniziato ad avvicinarmi a questo mondo, stando ad osservare per ore mia zia che confezionava elementi del costume di Monserrato (CA).
Stanco, inoltre, di ricevere da un’associazione folk paesana la solita risposta (quando mi veniva data) alla mia domanda: “Ma perchè si usa così?”, risposta:”Boh, si è sempre fatto così!”.

Nella realizzazione del lavoro di ricerca e di osservazione dei pezzi originali, mi sono e mi trovo tutt’oggi, di fronte (e non sono il solo) a notizie contraddittorie, a errori tramandati, a realtà documentate o a teorie prive di fondamento. Ci si rende conto che sollecitando la memoria collettiva, tavolta le denominazioni e le descrizioni sono “inquinate”.

Tale situazione è causata dalla scarsa o praticamente nulla documentazione scritta che dovrebbe corredare le varie collezioni private.
Ovviamente le mie esperienze folkloristiche non sono state sempre disastrose, anzi… Ricordo infatti le bellissime conoscenze condivise con il Gruppo folklorico “Quartiere Villanova” di Cagliari, e con l’Associazione Memorias insieme all’amico Emanuele Garau, con la quale condivido quelli che sono gli aspetti legati al patrimonio coreutico, vestimentario e del canto tradizionale della Sardegna.
La mia ricerca non è finita, è sempre costante (finché si può), faccio presente di non essere un etnologo, antropologo o un illustre docente di tradizioni popolari, ma un ragazzo appassionato della cultura popolare e che ama la propria terra. Limite che ho sempre valutato con serenità.

 “In questo periodo, con l’Associazione Acanthos, stai organizzando degli incontri sugli abiti tradizionali della Sardegna. Ci vuoi accennare al contenuto del corso?”.

“Si, la volontà, con questa iniziativa, è quella di offrire un valido contributo nell’ambito dell’opera di tutela dei beni etnografici e quindi del più ampio contesto nel quale essi si inseriscono: quello dei beni culturali. Si sottolinea l’intenzione ad avviare un’analisi non vincolata al puro descrittivismo bensì finalizzata ad evidenziare l’unicità nell’omogeneità del vestiario tradizionale sardo.
Rivalutare l’abito popolare, nelle sue varianti, contestualizzandolo nei diversi periodi storici, comprese le linee e i tagli sartoriali utilizzati nella confezione degli stessi. Gli incontri sono indirizzati a tutti quelli che vogliono scoprire in maniera semplice e diretta quanto di più originale e autentico ha potuto esprimere la comunità sarda nel tempo.
Un viaggio attraverso il tempo, dentro l’anima e l’origine misteriosa di un popolo semplice eppure così ricco di creatività, fantasia e sapienza artigianale. Il primo incontro sarà dedicato a capire quelle che sono le differenze e uguaglianze della moda nell’area mediterranea. In quelli successivi si parlerà, tenendo conto del poco tempo a disposizione, dell’evoluzione e ciclo produttivo dell’abbigliamento popolare, che lo ha portato ad essere inizialmente un abito e poi un costume. I problemi ricostruttivi e di recupero gli errori e luoghi comuni sull’abito tradizionale isolano. Inoltre una parte sarà dedicata ai gioielli”.

 

Info:
Corso sull’abbigliamento popolare della Sardegna
Costo partecipazione 30,00 €
La quota comprende: 8 ore lezione frontale + visita guidata Museo Sardo di Antropologia ed Etnografica, materiale didattico. Al termine del ciclo di incontri verrà rilasciato un attestato di partecipazione.
Inizio venerdì 7 marzo ore 18.00

Luogo:
Sala riunioni Studio Seeberger via De Gioannis, 25 a Cagliari.

Per informazioni e iscrizioni:
Associazione Internazionale Acanthos
Sito web: acanthos.org/accademia
E-mail: [email protected]
Livio Cau, E-mail: [email protected] tel. +39 347 8928543
Pagina Facebook: https://www.facebook.com/acanthos
Evento su Facebook: https://www.facebook.com/events/1442554722647478

 

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