Decimoputzu

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    Decimoputzuè adagiato in una pianura resa molto fertile dalla presenza di numerosi fiumi tra cui il Rio Mannu e il Flumini Mannu. La zonaè molto conosciuta per le sue vaste coltivazioni di carciofi e per la presenza di numerose serre.

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    Decimoputzu ha origini antichissime. Di grande importanza sono i numerosi ritrovamenti nel territorio risalenti al periodo neolitico e prenuragico. Nella località di Sant’Iroxi venne scoperta casualmente una grotticella artificiale. Nel corso dei lavori per mettere alla luce tutti i reperti e i materiali di corredo vennero ritrovati più di duecento resti di defunti sepolti nell’ipogeo in posizione rannicchiata e vennero rinvenute diciannove armi in rame arsenicato tanto da indurre la gente del luogo a identificare la tomba come "Tomba dei guerrieri". Denominazione cheè poi rimasta nell’uso comune anche degli studiosi.
    Notevoli in tutto il territorio sono le testimonianze che segnalano la presenza umana a partire dal Neolitico: in località "Perda Lada"è segnalato un importante complesso sepolcrale che conservava una tomba dei giganti con stele centinata. Nelle campagne di "Perdasi", poco fuori dal paese, sono stati rinvenuti sei menhirs. Di fondamentale importanza il ritrovamento di una statuetta di dea madre in alabastro conservata al museo archeologico nazionale di Cagliari. Di morbidi volumi, la statuetta riflette influssi greco-continentali e maltesi.

    Decimoputzu – Map Google


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    Le testimonianze si fanno meno costanti durante il periodo fenicio-punico mentre durante il periodo romano sono più frequenti.
    Durante la dominazione bizantina i monaci basiliani edificarono diverse chiese per diffondere il cristianesimo nelle campagne. Sono attestate le chiese di Santa Sofia, San Basilio, Santa Giusta, San Pietro e San Giorgio. In epoca medievale il territorio fu annesso al giudicato di Cagliari
    Il paeseè caratterizzato dalla presenza delle tradizionali case con "lolla", tipiche del campidano meridionale; i cortili antistanti alle case si affacciano sulla strada con un imponente portale in pietra.

    Il paese merita sicuramente una visita per le colline di ”Monte Idda” e ”Punta Fanaris” che, coperte dalla macchia mediterranea, offrono al visitatore suggestivi paesaggi.

    Dal punto di vista architettonico, di notevole interesse le tre chiese del paese. La più anticaè quella di San Giorgio.
    La prima notizia documentaria risale alla fine dell’XI secolo edè contenuta in un documento che ne sancisce la donazione, da parte del giudice di Cagliari, ai monaci vittorini di Marsiglia. I monaci la ricostruirono in forme romaniche, su una più antica aula di culto. La chiesa romanica ha pianta trinavata edè andata incontro a pesanti modifiche. Della fase d’impianto resta solo la facciata, in pietra calcarea, sormontata da campanile a vela. L’aula venne ristrutturata nel XVI secolo, quando la chiesa fu pure dotata di un polittico pittorico. Le altre chiese sono la parrocchiale di Nostra Signora delle Grazie e, nelle campagne del paese, San Basilio, di origini bizantine. Nei documenti si ritrovano i toponimi di "Santa Assuina" e "Sa Fraigada" riferibili alla chiesa e al monastero medio-bizantino di Santa Sofia attualmente scomparsi.
    Le tradizioni religiose principali sono la festa di San Giorgio, che si tiene la terza domenica di maggio, la festa per la Madonna delle Grazie, patrona del paese, che si tiene ai primi di luglio, e la sagra di San Basilio, che si svolge la seconda settimana di settembre. Queste feste vedono una grande partecipazione da parte della popolazione che sente forte l’identità e promuove le proprie tradizioni.

    Fonte (Regione Autonoma Sardegna)

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