Garantire un prezzo del latte ovino ancora adeguato

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    “In una crisi mondiale dell’agricoltura lunga e dura come quella che stiamo vivendo, per la quale neanche Obama o Barroso hanno la soluzione in tasca, ci sono in Sardegna esempi virtuosi di associazioni che riescono a garantire un prezzo del latte ovino ancora adeguato e non tirano al ribasso. E la Regione le sostiene con strumenti specifici di sostegno al reddito e con il piano della multifunzionalità, perché oggi non si può risolvere il momento difficile con la bacchetta magica, ma senz’altro occorre gestire la crisi per far sì che le nostre aziende possano uscirne più forti e competitive”.

    Lo ha detto ieri mattina l’assessore regionale dell’Agricoltura Andrea Prato intervenendo a Siliqua all’assemblea organizzata dall’Aspi (Associazione interprovinciale pastori sardi), alla quale hanno preso parte numerosi allevatori provenienti da tutta l’Isola per fare il punto sulla situazione del comparto ovino e caseario dell’Isola.
    “Il prezzo del latte – ha chiarito subito l’assessore Prato – fa parte di una dinamica complessa e internazionale di mercato che la Regione da sola non può governare. Può però intervenire con dei provvedimenti di sostegno al reddito, e lo sta già facendo con le risorse previste dall’asse 2 del Programma di sviluppo rurale, e di promozione all’estero per aumentare il consumo dei nostri prodotti nei nuovi mercati. In ogni caso, è al fianco dei pastori dell’Aspi e di tutti quelli che lavorano per evitare il tiro al ribasso del prezzo del latte”. Una conferma è arrivata in questo senso proprio dal presidente Felice Floris: “Per la nuova campagna manterremo il prezzo di quella precedente, a 0,82 euro al litro”.
    Prato ha reso noto che in queste settimane ha sentito diversi imprenditori che si sono detti disponibili a non scendere sotto gli 0,70 euro al litro. “Una soglia minima questa – ha ribattuto l’assessore Prato – sotto la quale non si può andare perché gli allevatori dalle campagne scapperebbero. Stiamo mettendo attorno allo stesso tavolo industriali e settore primario per lavorare tutti nella stessa direzione e garantire la sopravvivenza dei primi e l’adeguata remuneratività del secondo, magari aggregando l’offerta e andare uniti a vendere ciò che produciamo per evitare di fare dieci prezzi diversi”.
    Capitolo a parte, ma complementare, quello della diversificazione dei prodotti: “Basta con la monocultura – ha detto Prato lanciando un appello ai produttori – occorre fare uno sforzo per evitare di far diventare quasi l’80 per cento del latte ovino in Pecorino Romano. Oggi abbiamo i magazzini dei caseifici pieni di forme di Romano e questo è preoccupante. Ma ci sono altri formaggi da sostenere, come il Pecorino Sardo Dop, e altrettanto validi anche per altri mercati e presto partirà una campagna nazionale per promuovere il Sardo e tutti i nostri prodotti a marchio di origine. Ma la rivoluzione deve partire dalle nostre case: mangiamo più sardo e riempiamo i nostri frigoriferi di pecorino anziché di formaggi non isolani”

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