Indipendentismo in Sardegna: IRS

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In questo articolo di Oliver Perra e Omar Onnis è riportata la replica dell’iRS (indipendèntzia Repùbrica de Sardigna) alle accuse che vengono loro rivolte da esponenti di Destra e Sinistra e riguardanti il fatto "di non avere programmi di azione concreti e di avere il vizio di proporre questioni generali invece che piani pragmatici per risolvere questi problemi.
Qui la replica dell’IRS in un articolo firmato da Oliver Perra e Omar Onnis:

"Ultimamente sembra che esponenti di Destra e di Sinistra siano d’accordo nel vedere gli indipendentisti di iRS come dei settari (“i guardiani del tempio”), illusi, idealisti, inconcludenti. Alcuni accusano iRS di credere che l’indipendenza abbia un potere taumaturgico, “tutto il resto verrà dopo”. Altri accusano iRS di non avere programmi di azione concreti e di avere il vizio di proporre "questioni generali" invece che piani pragmatici per risolvere questi problemi. Vorremmo allora rispondere a questi punti dettagliattamente.

Primo, gli indipendentisti di iRS non credono che l’indipendenza possa avere un potere taumaturgico per cui una volta raggiunta questa, tutto sarà migliore, il resto verrà da sé. Non crediamo che sia così, e infatti tutti i manifesti politici di iRS dicono chiaro e tondo che non conta solo arrivare all’indipendenza, conta anche come ci arriveremo, conta come la costruiremo. Quello che iRS enfatizza è che il processo di indipendenza o assunzione in carico della sovranità deve andare di pari passo con una maggiore democratizzazione e apertura della società sarda. Una indipendenza calata dall’alto, guidata da una ristretta élite, non ci aiuterebbe a porre le basi per una società migliore, più dinamica e in definitiva con più possibilità di successo nel consesso delle altre nazioni europee rispetto a quella attuale.
Come attuare questa democratizzazione della società? Alcuni modi si stanno già costruendo all’interno di iRS. Per esempio, iRS affianca ai suoi apparati istituzionali i Centri di Elaborazione (Tzentros de Elaboradura). Questi hanno il compito di elaborare proposte su diversi temi (economia, energie, lingua, ecc.), proposte che poi vengono valutate dagli organi politici di iRS per diventare proposte politiche. I Centri di Elaborazione tra l’altro sono aperti anche a non-attivisti di iRS e hanno ricevuto il contributo di esperti nel settore: per esempio, la proposta di destinare una superficie di 6 x 7 kmq a pannelli solari termodinamici per produrre energia sufficiente per tutta la Sardegna era stata elaborata grazie all’apporto di ricercatori del CRS4 che sicuramente rappresentano alcune delle intelligenze eccellenti che abbiamo in Sardegna (quelle intelligenze che, per inciso, la Regione Autonoma di Sardegna aveva snobbato, quando per chiedere un rapporto sulle energie rinnovabili si era rivolto all’Università di Padova….).

Si dovrebbe anche onestamente dire che gli indipendentisti di iRS sono ben consapevoli che l’indipendenza non verrà dall’oggi al domani, ma si può solo costruire in termini sociali, culturali e certamente economici e politici, col coinvolgimento del popolo della Sardegna e di tutti coloro che nella Sardegna e nel progetto di Repubblica di Sardegna si vorranno riconoscere.
In questo senso pensiamo sia importante per esempio prendere consapevolezza della storia sarda, ed è per questo che esponenti di iRS vanno da paese a paese per partecipare a incontri pubblici, convegni, dibattiti e parlare del notro passato: dai Giganti di Monti Prama alla storia dei nostri simboli (4 Mori e bandiera degli Arborea), dalla storia giudicale alla Sarda Rivoluzione, fino agli anni dell’autonomia regionale. Prendere consapevolezza, non esaltare acriticamente un passato più o meno glorioso o significativo. Tutto questo, in un confronto intenso e aperto con esperti di ogni estrazione, non necessariamente vicini alla nostra prospettiva politica.

A parte questo, in generale gli attivisti di iRS non sono chiusi nelle loro sedi a sognare il giorno dell’indipendenza, ma lavorano sul campo affrontando problemi concreti. Per esempio, iRS si era mosso per fermare la vendita all’asta di aziende agricole coinvolte nella nota vicenda di pignoramenti, e continua a seguire la vicenda, con proposte pragmatiche a proposito di un settore vitale, oggi allo sbando, come quello agro-alimentare. iRS si è mosso per contrastare la privatizzazione dell’acqua, creando l’associazione Abbalibera. Ha studiato la situazione delle servitù militari ed elaborato piani alternativi al mero ricatto occupazionale che ne legittima l’esistenza agli occhi delle popolazione locali. Allo stesso modo ha studiato e continua a studiare le servitù industriali, ormai prive di qualsiasi significato in termini occupazionali, ma produttrici di inquinamento e di malattie; anche qui, elaborando una prospettiva di riconversione a breve, medio e lungo termine.
I due aspetti, nella nostra visione politica, sono inscindibili: elaborazione teorica e azione politica. Non ci sembra, sinceramente, che altri movimenti o partiti in Sardegna possano vantare la stessa presenza sul territorio e la stessa mole di riflessione politica a tutto campo. E ce ne dispiace.

Ancora. Alcuni hanno sostenuto che ad iRS interessa l’indipendenza solo al fine di imporre una nuova classe dirigente, mentre altri movimenti starebbero lavorando o avrebbero a cuore, più pragmaticamente, l’indipendenza economica e culturale dell’Isola, ovvero quella individuale di ogni sardo, come prima o unica prospettiva politica.
A questo punto ci chiediamo come si possa ottenere l’indipendenza economica e culturale auspicata da questi altri movimenti senza un ricambio almeno parziale di una classe dirigente sarda, la quale è stata selezionata dalle élite politiche che devono curare gli interessi dello stato italiano (inconciliabili, per ragioni struttruali, rispetto a quelli sardi). iRS non vuole un ricambio della classe dirigente solo per avere nuove facce al potere, ma vorrebbe un ricambio per avere una classe dirigente che veda nella Sardegna il proprio orizzonte di senso e di azione. Si tratta di un cambiamento di prospettiva. Senza questo cambiamento di prospettiva e scopi di azione prima che di persone sarà difficile credere che si possa raggiungere l’indipendenza economica e culturale che altri dicono di auspicare.
Un esempio: Soru nel recente incontro ha continuato a sostenere che gli interessi dei sardi possono essere tutelati in seno alla costituzione italiana, quella stessa costituzione in nome della quale sono stati sonoramente respinti molti dei tentativi di avviare il processo di sovranità economica e culturale della Sardegna che dobbiamo presumere Soru onestamente perseguisse (pensiamo alla debacle sulla legge statutaria, a quella sulla tassa sul lusso, a quella sulla vertenza entrate). Senza contare che attualmente tutto sembra, la pur rispettabile e meritoria costituzione italiana, tranne che un baluardo per qualcosa. La attuale fase politica italiana mostra uno svuotamento dall’interno di tutto ciò che di buono, democratico e progressista, quella legge fondamentale dovrebbe rappresentare. Immaginiamo quanto possiamo essere garantiti in Sardegna da un ordinamento giuridico progressivamente sempre meno cogente ed efficace proprio nei suoi valori migliori.

Ma soprattutto, non capiamo proprio come si possa sperare di ottenere l’indipendenza culturale ed economica della Sardegna e quella individuale, spirituale dei sardi, senza ottenere quella politica, ovvero senza sovranità. Un governo sardo per quanto autonomo, per quanto federato, finché resterà nell’ambito dello Stato Italiano vedrà sempre i suoi interessi economici e culturali venire messi in secondo piano rispetto agli interessi prevalenti e (numericamente) più forti dell’Italia. Immaginiamo che in un ipotetico assetto federale la Sardegna prenda accordi con la Spagna per esportare prodotti sardi, danneggiando indirettamente l’esportazione di alcuni simili prodotti di una regione italiana: possiamo credere che anche in un ipotetico assetto federale l’Italia non usi tutto il suo potere per far prevale gli interessi della regione italiana?

Infine, molti interventi sostengono che iRS non ha le capacità per poter realizzare i propri progetti, o in altre parole, che non sa come poter arrivare alle cose che vuole. Nel passato altri uomini molto migliori di noi sembravano aver avuto idee molto chiare su come costruire una società migliore, ma spesso queste non hanno funzionato. iRS crede nel potere dell’intelligenza collettiva, ovvero che l’elaborazione collettiva di strategie e metodi possa raggiungere risultati migliori dell’azione di individui che agiscono singolarmente. Questa fiducia nelle possibilità della collettività è un tratto positivo della tradizionale cultura sarda, ed è un tratto che è diventato estremamente attuale nella contemporanea società iper-complessa. Molti attori economici e politici si sono resi conto che attraverso la condivisione di conoscenze e l’apertura ai contributi di diversi attori con diverse competenze è possibile raggiungere risultati migliori e più duraturi. Per questo iRS è profondamente convinto dell’importanza della apertura della società sarda. E per questo iRS è aperto a ricevere apporti e contribuiti di tutti coloro che si vogliono riconoscere nella Sardegna. iRS vuole diventare uno spazio di elaborazione per iniziare concretamente a far lavorare l’indipendenza.

Ma, per tornare alla domanda principale, come arrivare all’indipendenza? Per esempio rilanciando il mercato interno: oggi la grande maggioranza dei prodotti alimentari che consumiamo in Sardegna ha origine esterna, per esempio. O ancora ottenendo l’indipendenza energetica attraverso l’investimento nelle risorse rinnovabili, senza cedere a speculazioni di attori imprenditoriali esterni ed estranei, e senza sottostare ai ricatti occupazionali che ci hanno fatto accettare situazioni patologiche sia in termini economici sia ambientali. Per esempio riscrivendo lo statuto in modo tale che la Sardegna dichiari il proprio status di nazione e creando le basi politiche, giuridiche e culturali per potere istituire un referendum sull’indipendenza attraverso canali democratici e istituzionali. E questi sono solo alcuni esempi possibili.

Per concludere, non solo noi operiamo costantemente in termini pratici e pragmatici, ma siamo perfettamente coscienti che senza una grande elaborazione teorica e una crescita della nostra consapevolezza storica, culturale, economica, artistica ecc. il nostro progetto politico avrà il respiro corto. È perfettamente lecito criticare iRS, però pensiamo che gioverebbe non solo a iRS, ma a tutta la società sarda di cui iRS e gli attivisti iRS fanno parte, se le critiche fossero rivolte ai progetti, alle azioni e alle elaborazioni teoriche di iRS e non ad una sua presunta base ideologica, o a un suo presunto elitarismo. Noi ci siamo e stiamo crescendo. Qualsiasi apporto onesto e libero sarà benaccetto. A patto di condividere la prospettiva ineludibile della nostra emancipazione storica.

Oliver Perra, iRS-Disterru
Omar Onnis, iRS-Disterru

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