Indipendentisti uniti:”No allo sperpero di danaro nel Sulcis” – Sì ai punti franchi, per defiscalizzare il costo del lavoro e dell’energia

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    Indipendentisti sardi uniti: Sardigna Natzione, Rossomori, Fortza Paris, ProgReS, PSD’AZ, Sardigna Libera, IRS, si oppongono allo “sperpero di danaro nel Sulcis”, come titola l’articolo di Sanatzione.eu. Propongono di favorire una riconversione economica del territorio e salvare gli operai facendo innanzitutto valere l’art. 12 dello Statuto Autonomo, delineando i punti franchi per defiscalizzare il costo del lavoro e dell’energia in modo da attirare nuovi capitali.

    “La solidarietà politica agli operai – affermano – si è tramutata nel proporre un faraonico progetto di riadattamento del sito minerario al fine di produrre “energia pulita” tramite lo stoccaggio di CO2, con costi stimati attorno al miliardo e mezzo di euro e con benefici tutt’altro che garantiti. Una cifra simile potrebbe essere spesa per un reale progetto di riconversione dell’industria locale”.

    “Stampa, sindacati e partiti centralisti non convincono più – affermano – in poche ore, tutti i principali spazi del web che hanno contestato la miniera del Sulcis (e le produzioni di alluminio dell’Alcoa) hanno registrato migliaia di visite, ad esempio, oltre 20.000 persone hanno sostenuto la pagina di Roberto Bolognesi sulla crisi dell’industria Sarda….Il mezzo milione di Sardi che allo scorso referendum ha votato contro i privilegi della politica e per la Costituente che dovrebbe riscrivere le regole dell’Autonomia Sarda sono un sintomo del malcontento che nessuno può permettersi di sottovalutare. I Sardi hanno diritto alla propria lingua, alla propria cultura e alla sovranità in materia di programmazione economica”.

    La soluzione proposta dagli indipendentisti è quella di far valere l’art. 12 dello Statuto Autonomo, delineando i punti franchi per defiscalizzare il costo del lavoro e dell’energia, in modo da attirare nuovi capitali, come proposto da Mario Carboni, presidente della Fondazione ‘Sardegna zona franca’.

    “In esecuzione dell’art. 12 dello Statuto Autonomo – affermano – sarebbe tempo di avviare i punti franchi già individuati ma mai delineati (come ad esempio nell’area industriale di Portovesme) al fine di defiscalizzare il costo del lavoro e attirare nuovi capitali capaci di rilanciare l’economia e l’occupazione del territorio. Non solo turismo dunque ma anche conversione del comparto manifatturiero attraverso un modello aziendale meno impattante sotto il profilo ambientale e non energivoro. Attirare capitali consentirebbe di avviare in loco nuove aziende (nel settore della logistica, della produzione e della trasformazione) capaci di trascinare con se anche un know-how di conoscenze e professionalità indispensabili alla crescita del nostro tessuto economico, senza il quale non vi è consolidamento e diffusione dell’eccellenza”. (Link all’articolo)

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