Interrogazione Zuncheddu: “I sardi sotto il tiro del fisco italiano”

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    Interrogazione Zuncheddu con richiesta di risposta scritta sulla drammatica situazione economica in cui versano i comparti agro-pastorale, artigianale, del commercio, delle libere professioni e delle Partite IVA in Sardegna – Le responsabilità del Fisco italiano e la mancata applicazione dell’Articolo 51 dello Statuto Speciale da parte della Giunta Regionale.

    Premesso che

    Di fronte all’emergenza economica e sociale che coinvolge tutto il tessuto produttivo sardo, non solo per la crisi finanziaria mondiale in corso, ma anche per l’azione devastante del fisco italiano contro il settore agro-pastorale, artigianale, del commercio, di tutte le piccole attività locali e delle Partite IVA, è stato appurato che l’Agenzia delle Entrate ed Equitalia, vantano di aver raggiunto e oltrepassato in Sardegna, gli obiettivi di riscossione previsti;

    Visto che

    – come riportato dalla stampa la sola Equitalia Sardegna vanta un incremento di oltre il 25% di “iscrizioni a ruolo”, rispetto alla media Italiana del 12%;

    Considerato che

    – per il raggiungimento forzato di tale risultato, si ritiene che l’azione di Equitalia in Sardegna (la regione più povera d’Italia) sia andata molto oltre i suoi compiti istituzionali, con abusi attuati ai danni dei contribuenti;

    Visto che

    – Equitalia, violando le leggi che disciplinano il suo stesso legittimo esercizio per il raggiungimento delle sue finalità di accertamento e riscossione dei tributi e tasse, che giustamente i contribuenti devono pagare, ha scatenato una situazione di forte impoverimento economico, delle imprese e delle famiglie, creando l’insorgenza di situazioni patologiche pregiudizievoli per la stessa salute dei contribuenti;

    – tale situazione è talmente drammatica da far riconoscere alla Sardegna il triste primato, in questi ultimi tempi, dei suicidi;

    – numerosi cittadini in gravi difficoltà denunciano di essere oggetto di sollecitazioni telefoniche da parte, presumibilmente, di personale riconducibile a Equitalia, che intimerebbe pagamenti immediati, pena la messa in vendita della prima e unica casa: tutto ciò in violazione dell’Art 590 del codice penale, che contempla tali pressioni, come “delitto di lesione colposa”;

    – oltre al contrasto con le leggi costituzionali, l’Agenzia delle Entrate omette pure la sentenza 18983 del 07 giugno 2007 della Corte di Cassazione, secondo cui, in tema di accertamento delle imposte sui redditi, “deve essere escluso ogni automatismo e che eventuali strumenti presuntivi, quali gli studi di settore, per essere validamente applicati, necessitano di una particolare flessibilità alla peculiarità dell’attività svolta in ossequio al principio costituzionale sancito dall’Art. 53”, che recita: “tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva”;

    Tenuto conto che

    – anche i giudici di Lecce affermano che “particolare rilievo può essere dato alle caratteristiche dell’area territoriale in cui opera l’azienda”. Infatti la sanzione tributaria deve tener conto sia della situazione oggettiva della realtà come quella sarda, sia della capacità reddituale di ogni singolo soggetto;

    – l’oggetto su cui verte, principalmente, la gravissima sofferenza dei diversi settori dell’economia in Sardegna, non sono i capitali dovuti, ma le insostenibili sanzioni e interessi che vengono applicati ai cittadini in caso di mancato pagamento;

    – sulle cartelle esattoriali gravano procedimenti civili e penali per le irregolarità denunciate dai cittadini contro Equitalia;

    – Alla luce di numerose denunce secondo cui a molti contribuenti sardi siano stati notificati tributi già prescritti e spesso già pagati;

    – migliaia di imprese sarde, continuano ad essere sottoposte a ipoteche e pignoramenti non solo delle aziende, fonte di sostentamento, ma della stessa prima casa, in violazione della Carta Sociale Europea, sottoscritta dall’Italia;

    – Equitalia può ricorrere alle “ganasce fiscali” e bloccare i mezzi di lavoro, anche essi nella stragrande maggioranza dei casi, indispensabili all’espletamento del lavoro e fonte di sostentamento, oltre che a mettere gli immobili all’asta, direttamente, senza alcuna ipoteca preventiva;

    Visto l’ostruzionismo di Equitalia Sardegna di fronte alle richieste di accesso agli atti per consentire ai contribuenti di verificare la regolarità e la legittimità delle procedure;

    Sottolineato che

    – considerato che da una perizia pilota su cartelle esattoriali di Equitalia Sardegna, emergerebbe l’applicazione illecita di tassi superiori al c.d. “tasso soglia usura” (vedi la Legge 108/96 del Codice penale);

    – Equitalia recentemente è stata dotata dallo Stato italiano di poteri ancora più aggressivi nel recupero dei crediti, con 80 mila cartelle esattoriali in imminente esecuzione con pignoramenti e ipoteche;

    – di fronte alla violazione dello Statuto del contribuente, che sulla base dei canoni costituzionali di razionalità, di uguaglianza, di imparzialità e di buon andamento della pubblica amministrazione, tutela in egual misura sia gli interessi erariali che quelli del contribuente;

    – le azioni sopracitate, hanno contribuito alla crescita incontrollata della povertà e di indigenza di migliaia di famiglie, privandole anche del tetto, nonché causando come effetto, il forte incremento dei costi sociali e un acuirsi incontrollabile della conflittualità sociale, generando e contribuendo con ciò alla distruzione irreversibile di tutta l’economia in Sardegna;

    – il territorio dell’isola è ipotecato al 70% dalle banche e da Equitalia;

    Si interroga

    il Presidente della Regione e la Giunta per sapere

    – Se siano a conoscenza dei fatti sopraelencati e come intendano intervenire sulle presunte illegalità nelle prassi adottate da Equitalia e dall’Agenzia delle Entrate in Sardegna

    – Quali iniziative vogliano porre in essere a tutela delle aziende, delle famiglie sarde e quindi di tutta l’economia dell’isola;

    – Se ritengono opportuno, a pari dignità istituzionale con lo Stato italiano e nel rispetto della nostra Sovranità, ricorrere allo Statuto Speciale della RAS per adottare provvedimenti di urgenza atti a inibire e bloccare:

    a) l’aggravio di qualsiasi onere aggiuntivo, oltre che la sanzione omnicomprensiva, sul debito originale;

    b) l’automatismo del ricorso all’asta giudiziaria e il pignoramento della prima casa e dell’immobile, delle strutture e degli strumenti di lavoro e sostentamento dei cittadini;

    c) il superamento nel rimborso di 1/5 del reddito accertato (anche in ossequio ai dettati costituzionali sul dovere a contribuire in base alle proprie possibilità e sul diritto a una vita dignitosa delle famiglie);

    – sulle ragioni della mancata applicazione dell’Articolo 51 dello Statuto della Regione Autonoma della Sardegna che recita:

    “La Giunta regionale, quando constati che l’applicazione di una legge o di un provvedimento dello Stato in materia economica o finanziaria risulti manifestamente dannosa all’Isola, può chiederne la sospensione al Governo della Repubblica, il quale, constatata la necessità e l’urgenza, può provvedervi, ove occorra, a norma dell’art. 77 della Costituzione”;

    – Come intende esercitare, con quali tempi e attraverso quali provvedimenti istituzionali, la nostra Sovranità, derivata dallo Statuto di Autonomia, nei confronti dello Stato italiano, per la difesa della nostra economia, del diritto al lavoro e a una vita dignitosa per migliaia di imprese e famiglie sarde, altrimenti condannate alla disperazione sociale e ad una povertà certa.

    Cagliari, 12 Ottobre 2011

    Claudia Zuncheddu – Indipendentistas

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