Luciano Uras: “Dannosa manovra finanziaria”

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Comunicato stampa: Consiglio Regionale della Sardegna – Gruppo Comunisti – La Sinistra Sarda – Rosso Mori. Dichiarazione di Luciano Uras: "Bilancio 2011. Meglio nulla, piuttosto che questa dannosa manovra finanziaria. Opposizione intransigente, per scrivere una finanziaria anti crisi, per il lavoro e per lo sviluppo".

"Domani inizia la discussione in Consiglio Regionale sulla manovra finanziaria e di bilancio per il 2011 e per il triennio 2011/2013. Tutto ciò in una situazione di crisi economica gravissima, con indici di disoccupazione e di povertà altissimi e in fase di crescita che, nella nostra isola, appaiono inarrestabili. Inutile ricordare che siamo tra le regioni con la disoccupazione  giovanile e femminile più elevate d’Europa, che assistiamo da anni ad una progressiva inaestabile desertificazione industriale e che non vi è alcun segnale di ripresa significativa in nessuno dei settori produttivi di rilievo, ad in iniziare da quello agricolo e dell’allevamento.

La Giunta ha imposto un bilancio regionale per il prossimo anno totalmente indigeribile anche per la stessa sua maggioranza. A dimostralo è stata la totale confusione nella quale la manovra si è approvata in Commissione. Una certificazione del disastro in cui versa la Regione, a cui concorre una politica del Governo discriminatoria verso la Sardegna. La questione delle entrate non trasferite al Bilancio regionale sulla base delle compartecipazioni fiscali, che nei due esercizi 2010/2011 vale quasi due miliardi e mezzo di euro, oltre che una esplicita violazione delle norme dello Statuto Speciale (articolo 8 riformato) significa condannare l’Amministrazione regionale alla impossibilità di intervenire a sostegno degli investimenti, con misure idonee anti crisi e per rilanciare lo sviluppo. Infatti la quasi totalità del bilancio annuale e triennale della Regione è destinato a spese correnti e obbligatorie, sanità, sistema amministrativo e istituzionale regionale e locale, trasferimenti indispensabili al mantenimento di minime misure di assistenza sociale.

Un bilancio incerto e finto, incerto sulle entrate, finto nel disavanzo gonfiato, finto nelle spese dopate per illudere i sardi e le comunità locali di improbabili investimenti in servizi e opere che non arrivano mai. Tutto questo mentre si dilatano a dismisura i residui passivi, mancate promesse di spesa, bubbole per mantenere buoni enti locali, imprese e cittadini ( solo di fondi regionali nel 2010 si contano più di tre miliardi e 100 milioni di euro, quasi il doppio del “finto disavanzo” che ci trasciniamo regolarmente nelle scritture contabili della Regione ).

Piuttosto che avere un bilancio così, meglio nulla.

Dobbiamo fare una operazione verità, parlare ai sardi della drammaticità dei problemi finanziari della Regione e indicare soluzioni coerenti: 1) pretendere dallo Stato il trasferimento finanziario dovuto, in unica o più soluzioni in corso esercizio; 2) cancellare tutti i residui passivi non fondati giuridicamente e non immediatamente spendibili e ridurre di pari importo il disavanzo, mirando al pareggio di bilancio al netto di contrazione di mutui; 3) ridurre le spese correnti abbattendo sprechi e razionalizzando la spesa per il funzionamento della macchina pubblica; 4) destinare ogni risorsa recuperata, eventualmente integrandola con un ulteriore credito da acquisire sul mercato finanziario, ad interventi per il lavoro e sviluppo.

Un piano da affidare, sulla base di regole di celerità e buon impiego di spesa, ai comuni sardi per due distinti obiettivi: a. occupazione  giovanile e femminile, e reinserimento lavorativo a favore di disoccupati di lunga durata o espulsi dal sistema produttivo, con priorità verso i soggetti in condizioni di più pesante svantaggio; b. un sistema infrastrutturale locale a sostegno del sistema produttivo e per lo sviluppo locale.

Per queste ragioni l’opposizione sarà assolutamente intransigente e priva di tentennamenti fin dall’inizio. Il centro sinistra ha il dovere di rimuovere la paralisi nella quale è caduta l’istituzione autonomista, il dovere di imporre nuovi e più alti contenuti alla manovra di bilancio."

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