Mauro Pili, deputato sardo:”Monti scarica la Sardegna”

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    “Il Governo Monti con il documento di economia e finanza del 2012 assesta un colpo letale alla Sardegna e alla coesione nazionale. Sancisce una vera e propria secessione al contrario cancellando l’isola dal futuro dell’Italia. Il contenuto del piano strategico del governo è un atto di guerra verso la nostra Regione. E’ un piano incostituzionale perché mina alla radice l’unità nazionale e il diritto ad un equo trattamento dei cittadini italiani. Un progetto subdolo scandito da quattro punti nevralgici del documento all’esame della Camera dei Deputati che di fatto affondano la Sardegna”.

    Lo ha detto il deputato sardo Mauro Pili intervenendo giovedì 26 aprile, a Montecitorio, sulla discussione generale del Def 2012 e preannunciando il voto contrario al provvedimento.
    “Con questo documento – ha detto Pili – si scava un solco profondo, incolmabile, tra la Sardegna e l’Italia. Uno Stato che pensa solo alle aree ricche e si dimentica, o meglio, cancella quelle che ritiene marginali. Ho sempre contrastato il tentativo dei governi anche precedenti di ignorare la questione sarda – ha ricordato Pili – ma lo scenario messo in campo dal governo Monti per la Sardegna è semplicemente devastante. Mentre prima poteva esserci un’inadeguata attenzione alla nostra isola oggi vi è un piano ben preciso che ci escluderà completamente dal futuro del paese”.
    “In quattro punti nevralgici del documento proposto dal governo si sancisce che le infrastrutture strategiche del paese saranno concentrate tutte nei quattro corridoi europei, che escludono totalmente la Sardegna, e che senza risorse private non si faranno opere pubbliche”.
    “Tutto questo – ha proseguito Pili in un duro attacco al governo – costituisce la premessa e la strategia che ci mette totalmente fuori da qualsiasi progetto di riequilibrio del divario insulare. Anzi, con questa decisione, inaudita e inaccettabile, – prosegue il deputato sardo – si apre un vero e proprio conflitto costituzionale con lo Stato. Aver deciso di ricondurre tutte le opere strategiche del Paese ai quattro corridoi europei significa aver escluso categoricamente la questione insulare e la centralità mediterranea della Sardegna”.
    “Il combinato disposto dei quattro corridoi europei e l’obbligatorietà delle risorse private per coofinanziare le opere infrastrutturali del Paese costituisce – ha sostenuto Pili – un colpo letale all’unita nazionale. La Sardegna, infatti, oltre a non rientrare nelle quattro priorità decise da governo, non potrà mai attrarre capitali privati per le opere infrastrutturali strategiche considerato che, oltre al gap insulare, che comporta oneri insostenibili, non potrà in alcun modo farsi carico di nuovi balzelli come pedaggi e tariffe di accesso e fruizione di infrastrutture”.
    “L’architettura di questo Documento, l’impostazione vetero bancaria, vetero Europea e stoltamente finanziaria rende impossibile introdurre qualsiasi elemento correttivo. E’ la filosofia di fondo – ha proseguito Pili – che costituisce il vero vulnus dell’incostituzionalità di questo documento”.
    “Un disegno superiore, – ha sostenuto Pili in aula – che scardina, con l’apparente destrezza di un manipolatore di cassaforti e la proverbiale arroganza del dinamitardo, la già flebile coesione nazionale. Nei mesi scorsi, all’atto del suo insediamento, mi sono permesso di ricordare al Ministro delle infrastrutture e dello sviluppo economico alcuni dati di raffronto infrastrutturale nel nostro Paese.
    Dati che Pili ha evocato in aula:
    per quanto riguarda le reti energetiche: fatto 100 l’indice dell’Italia; si ha 64 per il mezzogiorno; e appena 35 per la Sardegna;
    per le reti stradali, fatta base 100 per l’Italia; si ha 87 per il mezzogiorno e 45 per la Sardegna;
    per le reti ferroviarie: indice 100 per l’Italia; 87 per il mezzogiorno; 15 per la Sardegna;
    l’analisi delle infrastrutture economico sociali dice Italia 100; 84 per il mezzogiorno; 56 per la Sardegna;
    “Tutto questo senza misurare e sommare il divario insulare – ha aggiunto l’ex Presidente della Regione. Voi, con questo documento di Economia e finanza sancite un vero e proprio atto di secessione al contrario: state dicendo che la Sardegna non fa più parte dell’Italia.Lo dite quattro volte di seguito e lo fate nei quattro capisaldi della vostra azione pseudo infrastrutturale”.
    1. La prima quando affermate di aver deciso di far coincidere pedissequamente le priorità nazionali con quelle degli investimenti di valenza europea delle reti Ten –T.
    2. La seconda quando affermate di voler puntare sui quattro corridoi europei che escludono totalmente la Sardegna. Lo dite in modo esplicito indicando tutti i porti, gli aeroporti, gli assi stradali e ferroviari senza includere e richiamare una sola volta la questione insulare e sarda.
    3. La terza quando affermate l’obiettivo di voler “ridurre il tempo verso la crescita”, anche in questo caso senza pudore alcuno eludete una parte dell’Italia introducendo priorità e cronologia che escludono totalmente la Sardegna;
    4. La quarta volta lo fate in maniera subdola ma evidente, quando affermate che a fronte della scarsità di risorse il governo intende “concentrare i finanziamenti pubblici nel rispetto di una valutazione costi benefici e verso quelle opere infrastrutturali capaci di produttività e di attrazione di capitali privati nell’investimento infrastrutturale”. In pratica state dicendo che essendo i costi infrastrutturali di una regione insulare non forieri di costi-benefici tali da attrarre capitali privati quelle opere non s’hanno da fare.
    “Tutto questo – ha sostenuto Pili – significa escludere la Sardegna dall’Italia e dal suo futuro. Tutto questo contrasta con la Costituzione e rende vano l’art.22 della legge 42 del 2009 sul federalismo fiscale con il quale questo parlamento aveva previsto di misurare e compensare il divario insulare. Rivendichiamo già da allora un decreto attuativo del governo che traduca in numeri quello che è per chiunque un oggettivo diritto e non un’enfatica richiesta di assistenzialismo parastatale”.
    “ Non solo non c’è stato il decreto attuativo ma con questo documento di economia e finanza si decide di ampliare ancora di più e strutturalmente quel solco profondo tra lo Stato italiano e la Sardegna. Se questa è, come è, la strategia di questo governo – ha concluso Pili – mai e poi mai potrò sostenerla. E votando contro questo documento preannuncio sin d’ora una forte, netta e chiara opposizione ad un’azione incostituzionale lesiva dei più elementari diritti di coesione, di equità e di rispetto della Sardegna e del popolo sardo”.

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