Turismo – Modifica della tassa su imbarcazioni

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    “Il sistema turistico sardo e, in particolare, un comparto strategico come la nautica da diporto, sulla quale la Giunta ha investito, fino ad oggi, importanti risorse, può finalmente tirare un respiro di sollievo”. Così il presidente della Regione, Ugo Cappellacci, ha commentato l’approvazione, ieri al Senato, del maxiemendamento, nella parte relativa alle imbarcazioni, che prevede l’applicazione dell’imposta non più sullo stazionamento, ma sul possesso.

    “L’importante provvedimento di Palazzo Madama – prosegue Cappellacci – salva non solo la stagione turistica, ormai alle porte, a un settore che vede la Sardegna al secondo posto in Italia, dietro la Liguria per il numero di posti barca, ma anche le attività dell’indotto turistico, commerciale e del piccolo artigianato, dal rimessaggio locale a quello della componentistica e dell’accessoristica navale e salvaguardando, così, preziosi posti di lavoro. Un risultato di rilievo per la nautica da diporto che evita la fuga delle imbarcazioni dai nostri porti, come già avvenuto in passato, con l’esperienza della tassa sul lusso introdotta dalla precedente Giunta regionale e poi dichiarata incostituzionale dalla Consulta”.

    “Con la modifica della tassa di stazionamento sulle barche – ha aggiunto l’assessore del Turismo Luigi Crisponi – in tassa di possesso si allontana il rischio di un crollo del turismo nautico nei porti della Sardegna. Salutiamo con favore il passaggio dell’emendamento presentato dalla relatrice Vicari nell’ambito del ddl liberalizzazioni, che restituisce fiducia alla filiera della nautica da diporto e dei comparti a essa collegati (cantieristica, portualità, etc), senza trascurare il profilo della tutela dell’occupazione. Cade così definitivamente il rischio che armatori e appassionati proseguano nell’esodo iniziato da dicembre a oggi spostando le proprie imbarcazioni nei porti della Corsica, Slovenia, Croazia e Tunisia. Il provvedimento – conclude Crisponi – come concepito inizialmente, aveva evidenziato forti ripercussioni economiche per l’intero comparto nautico: a fronte di un gettito assai incerto, l’imposta avrebbe rischiato di causare gli stessi danni causati a suo tempo dalla tassa sul lusso, con un danno da decine di milioni di euro, con l’ulteriore mancato indotto generato dai superyacht in transito e con una perdita di centinaia di posti di lavoro”.

    La Giunta regionale aveva già dato mandato agli uffici legali con delibera approvata il 16 febbraio di ricorrere alla Corte Costituzionale, per l’articolo 16 (tra gli altri) del decreto legge del 6 dicembre 2011, n. 201, convertito in legge n. 214 del 22 dicembre (‘Disposizioni urgenti per la crescita, l’equità e il consolidamento dei conti pubblici’), quello appunto sulle ‘disposizioni per la tassazione di imbarcazioni’, ora modificato dal maxiemendament

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