Movimento Referendario: “Mezzo milione di sardi incomincia a perdere la pazienza”

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    Fare subito le riforme e farle in fretta, “senza se e senza ma”, per mettere in pratica ciò che i sardi hanno deciso con il referendum del 6 maggio. E’ questo l’obiettivo del Movimento Referendario, che nel gruppo su Facebook (link), mette in evidenza che la fiducia, che ancora una volta i sardi hanno dimostrato, non dura a lungo: bisogna fare in fretta, senza tentennamenti, né furbizie e il Consiglio Regionale deve dare subito le risposte che i sardi hanno chiesto.

    Questi i punti messi in evidenza dal Movimento Referendario su Facebook:

    “A quasi un mese di distanza dal voto sui referendum del 6 maggio, si sono riuniti a Cagliari gli “Stati Generali” di SARDEGNA SI CAMBIA per valutare le iniziative più urgenti per il rispetto del voto dei sardi.
    La campagna elettorale è ormai finita, non si tratta più di convincere qualche indeciso, i sardi hanno scelto e tutti sanno benissimo cosa hanno scelto.
    Nessuno può far finta di non avere visto o di non avere sentito: mezzo milione di sardi hanno parlato in modo chiaro, ora bisogna fare in fretta, “senza se e senza ma”, ciò che i sardi hanno deciso.

    Province: meno 153.
    I primi cinque referendum hanno trovato una risposta nell’attività consiliare: abolite le Province, mancano 153 giorni al termine fissato dallo stesso Consiglio Regionale per la nuova legge che riordina le autonomie locali, spogliando la Regione e trasferendo ai Comuni ogni possibile compito di gestione.
    Mezzo milione di sardi ha iniziato il conto alla rovescia, giorno per giorno, e non farà sconti nel ricordare al Consiglio Regionale i suoi obblighi di legislatore.

    Da 80 a 50 consiglieri, con stipendi “normali”.
    I consiglieri regionali sono oggi senza stipendio. Non è ciò che ha chiesto mezzo milione di sardi.
    Il referendum chiedeva che i consiglieri regionali non godessero di privilegi intollerabili ai cittadini a cui viene chiesto ogni giorno un nuovo sacrificio.
    Sino a un mese fa, i giornali titolavano che i consiglieri regionali sardi erano i più pagati di Italia.
    Bene, facciamo in modo che diventino i più sobri d’Italia e che la Sardegna possa anche per questo andare orgogliosa dei propri rappresentanti politici.
    E ricordiamo che i sardi si sono espressi in modo inequivocabile anche sul numero dei consiglieri regionali: 50 sono più che sufficienti perché l’istituzione funzioni come deve! Faremo tutto ciò che serve perché il Parlamento decida il numero dei consiglieri, conoscendo bene l’opinione in proposito dei sardi!

    Tagliamo i tentacoli della piovra politica!
    Le Province abrogate hanno sempre sostenuto di non essere l’unico tentacolo della piovra della politica, né di essere l’unica fonte di cattiva spesa di denaro pubblico.
    Hanno ragione da vendere: i sardi chiedono di potare i rami secchi dei consigli di amministrazione degli enti regionali, spesso usati come stipendifici per il sottobosco della politica. Invitiamo tutte le forze politiche che si indignano per le “nomine” della Regione, ma anche per quelle analoghe dei Comuni e delle Province, ad abbandonare ogni ipocrisia e portare in Consiglio le loro proposte per tagliare sul serio la rete diffusa del potere pervasivo della politica.

    Primarie e Costituente.
    Chiediamo al Presidente della Prima Commissione e a tutto il Consiglio Regionale di iniziare immediatamente la discussione sulle proposte di legge per rendere obbligatorie le elezioni primarie e per riscrivere lo Statuto Sardo attraverso l’Assemblea Costituente.

    La palla passa al Consiglio Regionale: se non riesce a fare le riforme, cosa ci sta a fare?
    Tutti i referendari sono consapevoli che il 6 MAGGIO è stato soltanto l’inizio.
    Più di mezzo milione di sardi ha ancora una volta avuto fiducia nella politica e ha usato la scheda elettorale per indicare con chiarezza la strada da percorrere.
    La fiducia però non dura a lungo: bisogna fare in fretta, senza tentennamenti, né furbizie!
    Il Consiglio Regionale dia subito le risposte che i sardi hanno chiesto!
    Se i consiglieri regionali non si sentono capaci, non facciano perdere tempo ai sardi: il loro lavoro ha un senso soltanto se riescono a fare le riforme richieste dai cittadini!”.

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