Movimento Referendario: “Tutte le otto Province saranno soppresse. Entro il 30 ottobre il trasferimento ai Comuni della competenze”

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    Il Consiglio Regionale ha approvato ieri notte la legge che recepisce in Sardegna la soppressione di tutte le otto Province sarde e detta tempi e modi della transizione. Secondo quanto afferma il Movimento Referendario, entro il 30 ottobre la Sardegna avrà una nuova legge di ordinamento degli Enti locali, che trasferirà ai Comuni le competenze che prima erano delle Province.

    Il Movimento Referendario esulta:”Tutte e otto le Province saranno soppresse: un risultato che va addirittura oltre l’obiettivo dei quattro referendum abrogativi! E’ un risultato straordinario, che ‘tappa la bocca’ a tutti quelli che hanno sempre detto che ‘i referendum non servono a niente’, che va addirittura oltre l’obiettivo dei quattro referendum abrogativi. La leggina di ieri – sostiene il Movimento Refendario – taglia anche la testa dei tanti catastrofisti che hanno dato voce alla voglia di conservazione e di muffa che è tanto diffusa in Sardegna. Per evitare il tanto evocato ‘caos istituzionale’ per la cancellazione delle Province, è bastata una leggina di dieci righe, approvata dal Consiglio in mezza serata: veramente poco per gridare strumentalmente al disastro, come tanti anno fatto per giorni!”.

    “Ma i giorni del post referendum sono serviti a tutti: perché hanno permesso di dividere in due la Sardegna, non più secondo schemi ideologici e pregiudizi stucchevoli che non interessano più la gente normale. La divisione – aggiunge il Movimento Referendario – avviene secondo una frontiera sempre più chiara: è la frontiera che separa quelli che hanno capito che così non si può più andare avanti e vogliono incontrarsi e discutere sul cambiamento, da quelli a cui, tutto sommato, va bene anche così. I nemici del cambiamento si sono visti anche in questi giorni, impegnati sino all’ultimo per trovare il cavillo giuridico, in Tribunale o in Consiglio Regionale per impedire il rispetto della volontà popolare. Lo abbiamo sempre detto quando nessuno dava un soldo bucato al raggiungimento del quorum referendario e lo ribadiamo oggi da vincitori: i Referendum non sono la soluzione dei problemi della Sardegna, sono invece l’inizio di un percorso di cambiamento che, per andare avanti, ha bisogno di tante teste, di tanti cuori, di tante gambe di sardi”.

    “Al Consiglio Regionale chiediamo più coraggio – sostiene il Movimento Referendario – Anche ieri, al Consiglio Regionale è mancato il necessario coraggio. Si poteva senz’altro fare una legge migliore: si potevano avere tempi di transizione più ristretti (come hanno sottolineato tanti consiglieri intervenuti, compreso il Presidente Soru) e, soprattutto, si sarebbero dovuti designare ‘commissari di transizione” estranei alla politica (come ha lucidamente sottolineato il Presidente della Prima Commissione, Paolo Maninchedda). Se ci fosse stato più coraggio, e se i partiti non fossero ancora ostaggio di tutto il mondo della politica e della sottopolitica che ruota intorno ai centri di potere delle Province, si sarebbe potuto dare un segnale ancora più chiaro agli elettori evitando di affidare ai consigli provinciali il ruolo di commissari della transizione. La mancanza del coraggio di andare sino in fondo è il motivo per cui diversi consiglieri regionali referendari hanno scelto di votare contro la legge o di astenersi”.

    “Ma il risultato raggiunto – sostiene il Movimento Referendario – non deve certo appagarci: la strada del cambiamento della Sardegna è appena iniziata, gli avversari del cambiamento sono tanti e – dopo l’inattesa batosta referendaria- stanno iniziando a riorganizzarsi. Sull’attuazione della riforma delle Province dovremmo tenere alta la guardia ed esercitare quotidiana vigilanza. Ma soprattutto dovremmo mettere quotidianamente in mora il Consiglio Regionale per stimolarlo a dare corso agli altri impegni referendari: dalla riduzione degli stipendi e del numero dei consiglieri, alla eliminazione dei consigli di amministrazione politici di enti, aziende e agenzie, all’utilizzo delle primarie per la scelta del candidato Presidente, alla riscrittura del nostro Statuto, tramite l’Assemblea Costituente. Il passaggio di ieri, per i referendari, è dunque soltanto la tappa vittoriosa di un Tour “per il cambiamento della Sardegna” che sappiamo benissimo che sarà lungo e faticoso. Per vincere il Tour abbiamo bisogno di una “squadra forte” che sfrutti l’entusiasmo del successo odierno per proporre un obiettivo realistico ai tanti sardi che sono ancora disponibili a spendere tempo e passione civica per la Sardegna”.

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