Da Nuoro coro unanime per salvare la Biblioteca Satta

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    Biblioteca SattaDa Nuoro si leva forte l’appello per salvare la biblioteca Satta, il piu’ grande consorzio bibliotecario sardo. Mancano 200 mila Euro e la biblioteca rischia di chiudere. “Un ennesimo calcio al sociale e alla cultura!” E’ la protesta unanime del gruppo su Facebook: Difendiamo la biblioteca Satta.

    “La Giunta regionale di centro destra finanzia 1 milione di euro per ‘Sardinia Speak English’, – scrive Gavino Poddighe, uno dei rappresentanti del gruppo – e boccia un contributo di 200 mila euro per la sopravvivenza della biblioteca Sebastiano Satta. In pratica ha deciso che i giovani sardi parleranno in inglese ma non avranno la possibilità di imparare l’italiano, né il sardo. Per chi conosce l’importanza di questa istituzione culturale nuorese questo è inaccettabile. Bisogna muoversi, specialmente chi questa giunta l’ha votata. Noi faremo la nostra parte”.

    “Per salvare la biblioteca Satta – sostiene Graziana Siotto, una delle amministratrici del gruppo – procederemo in settimana con raccolte fondi nelle scuole di Nuoro, dalle elementari alle Medie, dagli Istituti Superiori ai Licei sino alle varie Facoltà Universitarie. 1 € a testa per la Cultura. Le libere donazioni che raccoglieremo, per le quali rilasceremo ricevuta certificata, verranno utilizzate per stampare manifesti e volantini in vista della mobilitazione generale della Città di Nuoro che vogliamo porre in essere in questo mese”.

    Pierpaolo Farina: “Nuoro anticamente veniva soprannominata ‘L’Atene sarda’. Ha sfornato delle menti eccezionali e non è ammissibile che muoia in questo modo!”

    Anna Maria Mura: “Difendiamo con forza la nostra biblioteca, uno dei più importanti luoghi identitari della nostra Nuoro, dove in tanti ci siamo incontrati, abbiamo parlato, ci siamo ascoltati e confrontati, dove in tanti siamo cresciuti. Dove non solo abbiam letto, preso in prestito libri e film, partecipato a conferenze e dibattiti, ma dove personalmente mi sono sentita sempre come in una mia seconda casa, peraltro nel presentare film e/o dibattere di cinema, o ancora nel far si che questa ‘seconda casa dei nuoresi’ – e non solo – divenisse più accessibile in termini di abbattimento delle barriere architettoniche.
    Insomma la biblioteca si può e si deve solo valorizzare, non meno e alla pari di altri nostri presidi culturali, quali il Man, l’Isre, l’Università, i nostri musei, piazze e chiese cittadine, cinema e teatri, l’Ortobene, ecc. ecc”.

    Libreria Mondadori Nuoro: “La Biblioteca Satta è soprattutto un insostituibile presidio democratico, e come tale, più ancora che come biblioteca in se, andrebbe tutelato e potenziato in risorse e spazi.
    Come libraio che, spessissimo ha approfittato dell’ospitalità dell’auditorium Satta condividendo tante iniziative, ricordo ai nostri rappresentanti politici, di qualsiasi colore politico, che Nuoro è, davanti al mondo, soprattutto la sua storia culturale, dalla Deledda a Salvatore Satta a Marcello Fois, passando per Ciusa, Ballero, il MAN sino al Redentore e San Francesco di Lula nella loro essenza popolare e partecipativa. Senza queste espressioni del profondo essere ‘colti’ della nuoresità da cui discendono tutti gli altri nostri pregi ‘tra storia e mito’ (come avrebbe detto il buon Mario Corda), rimangono a rappresentarci solo speculazione edilizia, cattiva programmazione urbanistica, incompiute assortite e giochetti partitici di bassissima lega, oltre alla mitologica ma quanto mai palpabile pigra ignavia di sattiana memoria.
    Attenzione, però, amici di questo gruppo, a considerare Nuoro attenta e compatta rispetto a temi come questi, perchè i politici sono, spesso, espressione quanto mai fedele della città che li esprime”.

    Sebastian Cocco: “La polverosa moquette della Biblioteca ha fatto starnutire negli anni tante generazioni di nuoresi; bambini alle prese con le favole, puberi immersi in un cicaleccio continuo sullo zaino di moda o sulle scarpe griffate, adolescenti con un occhio al libro di storia e l’altro alle grazie della vicina di tavolo, universitari a darsi arie e a fantasticare sul futuro, anziani a leggere ‘a scrocco’ i quotidiani.
    C’era chi andava pur avendo in casa sua lo spazio per far studiare se stesso e tutti i ragazzi dell’isolato, così, tanto per darsi un tono; e ci andava chi quello spazio non aveva, perché costretto.
    Alle 8,35 della mattina si formava una coda lungo il Corso Garibaldi; un imponente fiume i cui affluenti si chiamavano Agrario, Classico, Magistrali, Ragionieri, Geometri. A un certo punto la corrente si divideva, in maniera composta, all’altezza del Bar Nuovo. Sì, perché gli studenti che andavano “a ferie” si dividevano in due categorie: quelli che si fermavano ai Giardini e quelli che proseguivano per raggiungere la Biblioteca. Poi magari quelli dei giardini studiavano sulle panchine mentre chi andava in biblioteca giocava a battaglia navale. Ma questo è un altro discorso.
    Proseguire per la Biblioteca ti faceva sentire meno in colpa e ti offriva una validissima giustificazione quando l’amica impicciona dei tuoi, con finto stupore, diceva “mi è parso di aver visto tuo figlio al Corso stamattina”.
    “Ero in biblioteca a preparare un’interrogazione”. Assolto!
    E invece andava per prenotarsi un’ora su internet, fumare una sigaretta con Giancarlo, ammirare il tratto intellettualmente austero di Natalino, bere un caffè in piazza e di nuovo sigaretta, tornare il giorno dopo aver passato un esame, tronfi e leggeri, e sedersi ad un convegno su un tema di cui ignoravamo l’esistenza e annuire compiaciuti ai paroloni masticati e sputati da ingrigiti relatori, facendo finta di essere entrati finalmente del mondo dei “grandi”.
    E poi ancora chiacchierare su un autore che non conoscevi, rimanendo sul vago nei giudizi per non fare brutta figura; salvo poi cercarlo sugli scaffali in un momento di distrazione e divorarne quantomeno la biografia, perché sapere il luogo di nascita era come essere intimo quell’autore – come quando si chiama per nome un personaggio dello spettacolo – anche se poi non si conosce un fico secco della sua opera. Che poi è quello che succede oggi con Facebook: quando si partecipa ad una discussione in rete e non conosciamo un dato, si apre un’altra pagina e ci si precipita su Google, per tornare poi con dotta supponenza sull’argomento e “postare” notizie, curiosità, aneddoti, mostrandoci addirittura sconcertati dinnanzi all’ignoranza altrui.
    La Biblioteca, per chi a vario titolo l’ha frequentata, è stato questo e tanto altro.
    E’ un Consorzio di anime che per essere salvato non necessita di modifiche statutarie, ma di amore per la propria terra e passione per la cultura”.

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