Rapporto economico sul Sulcis-Iglesiente, elaborato dal Centro Studi di Confapi Sardegna

    0
    199

    “Una situazione complicata, al limite del tracollo – Lo afferma Francesco Lippi, presidente Confapi Sardegna Dal rapporto economico sul Sulcis-Iglesiente, elaborato dal Centro Studi di Confapi Sardegna, emerge quello che ormai è sotto gli occhi di tutti: imprese che arrancano e che non riescono più a far fronte agli impegni, rischiando ogni giorno di chiudere i battenti”.

    “Non ci sono solo Alcoa e Carbosulcis – afferma Lippi – ma tante aziende dell’indotto e non che rischiano di essere trascinate nel baratro se subito non si interviene con decisione per risolvere le emergenze progettando allo stesso tempo un futuro nuovo per il territorio e dunque per tutta la Sardegna. La politica – continua il presidente di Confapi Sardegna, Francesco Lippi – deve dare risposte sulle emergenze ma anche per il futuro. Non si può attendere e soprattutto non si può ogni volta rincorrere il Governo Nazionale quando si è in zona cesarini, occorre immediatamente dare corso all’utilizzo delle risorse disposte dalla Giunta Regionale del Piano per il Sulcis, approntando e appaltando entro l’anno le misure contenute nel provvedimento, altrimenti sarà tutto inutile”.

    “Il problema economico e imprenditoriale del Sulcis è più particolare che in altre aree della Sardegna. Storicamente mono cultura imprenditoriale, fatica a lanciare valide alternative, malgrado il territorio offra mare e coste che niente hanno da invidiare al resto dell’isola. Il patrimonio post minerario è una ricchezza naturale che va assolutamente valorizzato, ma il Parco stenta a decollare. Le infrastrutture non sono all’altezza di un area che vuole crescere ma che ha i numeri per farlo, sia in qualità imprenditoriale che in prospettive del territorio. Occorre – conclude Lippi – credere fino in fondo all’inizio di un percorso che porti alla creazione delle alternative economiche del territorio, investire risorse, formazione finalizzata e garantire maggiore assistenza in termini di servizi. Solo così, proseguendo nella condivisione e il contributo di tutti gli attori economici, sociali e sindacali, si potrà rendere appetibile agli investimenti un territorio assolutamente unico e suggestivo”.

    Rapporto economico sul Sulcis-Iglesiente, elaborato dal Centro Studi di Confapi Sardegna

    Confapi Sardegna: “In totale, gli addetti effettivamente impegnati nelle imprese frutto della ricerca sono 990, di cui 175 donne (pari al 18%).Come era ragionevole attendersi considerati i dati sugli addetti, il campione intervistato è largamente costituito da imprese di piccole dimensioni per fatturato: il fatturato medio registrato nel 2011 è pari a 1.184 mila euro.

    Relativamente al profilo delle imprese, si è cercato di capire la propensione delle imprese ad aprirsi a diversificare i propri mercati di riferimento.

    I risultati dell’indagine non sono molto incoraggianti. Si osserva, infatti, che il 62% delle imprese coinvolte opera solamente in mercati regionali, il 30% del campione è presente anche nei mercati nazionale e comunitario e solo l’8% (pari a 5 imprese) è presente esclusivamente nei mercati nazionale ed estero.

    Relativamente ai settori, le imprese totalmente dipendenti dal mercato locale e regionale sono le edili e quelle attive nel comparto della sanità. Anche le imprese del metalmeccanico si evidenziano per una ridotta propensione ad allargare i mercati extraregionali: il 78% ha come unico mercato di riferimento quello isolano.

    Raggiungono mercati anche nazionali e comunitari in misura prevalente le imprese appartenenti al comparto dell’agroindustria (60%) e degli altri settori (37%).

    Le imprese che maggiormente sono orientate ad aprirsi esclusivamente a mercati extraregionali appartengono ai settori dell’agroindustria e del turismo.

    Confermano la ridotta propensione a diversificare i mercati i dati relativi alla quota media di fatturato derivante da vendite nel resto d’Italia (16%) e all’estero (9%) e la pressoché assenza di programmi di investimento delle imprese mirati ad allargare i propri mercati di sbocco.

    Nessuna delle aziende presenti esclusivamente nei mercati sardi svilupperà nel prossimo anno piani di export e le previsioni inerenti l’andamento del fatturato derivante dalle vendite nei mercati nazionale ed estero è decisamente negativo. Per il 2012, il saldo tra il numero di imprese che hanno segnalato il fatturato derivante da vendite dal resto d’Italia in aumento e il numero di imprese che lo hanno previsto in diminuzione è pari a -50,0 punti percentuali; il saldo relativo alle previsioni per il fatturato derivante da vendite europee ed extraeuropee è pari a -28,6 e -42,9 punti percentuali rispettivamente”.

    Gli indicatori dell’andamento delle PMI

    Nel 2011 l’andamento generale delle piccole e medie imprese intervistate è decisamente scoraggiante. Tutti gli indicatori (fatturato, margine operativo lordo, produzione, livelli occupativi) sono caratterizzati da un ridimensionamento e le previsioni negative per l’anno corso sono ben lontane da far pensare ad una fase di crescita.

    In linea generale, però, sembra esserci un gruppo di imprese più attrezzate e che vivono meno ai margini del mercato (sicuramente quelle agroalimentari e parzialmente edili e della sanità) e quindi meno fragile rispetto alle altre che stanno cercando di fronteggiare le sfide della crisi e di conservare con molta fatica le posizioni di mercato.

    La maggior parte delle imprese che hanno accusato le percentuali maggiori di flessione del fatturato non è riuscita ad imporre politiche di prezzo tali da compensare la riduzione della clientela interna da un lato e l’eccessivo aumento dei costi di produzione dall’altro e, come evidenziato in precedenza, ad investire in diversificazione degli sbocchi di mercato probabilmente a causa del fatto che le loro condizioni finanziarie e patrimoniali in molte situazioni non hanno consentito un sufficiente margine di manovra”.

    Andamento generale 2011 rispetto al 2010

    Indicatori

    Aumento

    Stabile

    Diminuzione

    Saldo

    TOTALE

    Ordini e commesse in generale

    29%

    32%

    39%

    -10%

    100%

    Ordini e commesse in ambito regionale

    26%

    33%

    41%

    -15%

    100%

    Ordini e commesse dal resto d’Italia

    43,5%

    21,7%

    34,8%

    8,7%

    100,0%

    Ordini e commesse dall’UE

    56%

    19%

    25%

    31%

    100%

    Ordini e commesse dall’extra UE

    62,5%

    12,5%

    25,0%

    37,5%

    100%

    Produzione

    28%

    32%

    40%

    -12%

    100%

    Livello scorte di materie prime/beni intermedi

    9%

    42%

    48%

    -39%

    100%

    Livello scorte dei prodotti finiti

    20%

    40%

    40%

    -20%

    100%

    Fatturato complessivo

    33%

    30%

    37%

    -4%

    100%

    Margine operativo lordo

    32%

    27%

    41%

    -9%

    100%

    Indebitamento complessivo rispetto al fatturato

    27%

    50%

    23%

    4%

    100%

    Numero occupati

    8,6%

    75,9%

    15,5%

    -6,9%

    100%

    A conferma del calo degli ordini registrato nel 2011 e delle previsioni per un ulteriore drastico ridimensionamento per l’anno in corso, l’accumulo delle giacenze di magazzino in entrata e in uscita, in intensificazione fino al 2006-2007, si sta progressivamente arrestando, in seguito anche agli eccessivi costi inerenti l’acquisto e la gestione delle materie prime.

    I segnali maggiormente allarmanti in prospettiva sono quelli relativi all’occupazione. Il rapporto tra i costi di gestione caratteristica e i ricavi ha obbligato molte imprese a ridurre i costi del lavoro”.

    Per quanto riguarda le previsioni per l’anno in corso, le aspettative degli imprenditori intervistati delineano uno scenario complessivo ancora più negativo che non manifestano alcun segnale di fiducia nel recupero, seppur parziale, della situazione decisamente negativa registrata nel 2011.

    Previsione generale 2012 rispetto al 2011

    Indicatori

    Aumento

    Stabile

    Diminuzione

    Saldo

    TOTALE

    Ordini e commesse in generale

    17%

    24%

    59%

    -42%

    100%

    Ordini e commesse in ambito regionale

    17%

    26%

    57%

    -41%

    100%

    Ordini e commesse dal resto d’Italia

    23%

    9%

    68%

    -45%

    100%

    Ordini e commesse dall’UE

    36%

    7%

    57%

    -21%

    100%

    Ordini e commesse dall’extra UE

    25,0%

    12,5%

    62,5%

    -37,5%

    100,0%

    Produzione

    18%

    25%

    57%

    -39%

    100%

    Livello scorte di materie prime/beni intermedi

    15,2%

    42,4%

    42,4%

    -27,3%

    100,0%

    Livello scorte dei prodotti finiti

    23%

    47%

    30%

    -7%

    100%

    Fatturato complessivo

    15,5%

    25,9%

    58,6%

    -43,1%

    100%

    Margine operativo lordo

    12%

    28%

    60%

    -48%

    100%

    Indebitamento complessivo rispetto al fatturato

    36,5%

    48,1%

    15,4%

    21,2%

    100,0%

    Numero occupati

    5%

    71%

    24%

    -19%

    100%

    Comments

    comments