Riformatori:”L’acqua è dei sardi – Le centrali idroelettriche sarde all’interno del patrimonio regionale”

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    La mozione presentata ieri dai Riformatori, che nasce dalla collaborazione tra il Centro Studi dei Riformatori e il Gruppo in Consiglio Regionale, chiede l’intervento urgente del Presidente della Regione perché si dia immediatamente corso a tutti gli atti amministrativi necessari ad immettere immediatamente le centrali idroelettriche sarde all’interno del patrimonio regionale:

    “L’acqua è dei sardi – affermano i Riformatori – L’energia prodotta dalla nostra acqua è dei sardi! Riprendiamoci 75 milioni di euro all’anno che sono nostri! Lo dicono le leggi, l’hanno sancito i Tribunali: le centrali idroelettriche della Sardegna, sfruttano acqua sarda e sono di proprietà della Regione Sardegna e dei suoi Enti gestori!

    Questo il senso della mozione:

    Ai sensi della Legge Regionale n.19 del 6 dicembre 2006Ai sensi della Legge Regionale n.15 del 07.08.2012 La Regione Autonoma della Sardegna è diventata titolare di tutte le concessioni scadute che utilizzino impianti inseriti nel sistema multisettoriale regionale.
    Ciò significa che è regionale la titolarità delle concessioni

    Coghinas 60GWh/anno
    Casteldoria 10 GWh/anno
    Ozieri 8 GWh/anno
    Flumendosa (I, II, III salto) 120 GWh/anno
    Pedra ‘e Othoni 8 GWh/anno
    Taloro naturale 15 GWh/anno.

    Tali concessioni sono invece ancora sfruttate da ENEL S.p.a. in virtù di una vecchia concessione scaduta e mai rinnovata.

    Nonostante il pronunciamento del Tribunale delle Acque, confermato dalla Cassazione, è inoltre ancora aperto con ENEL S.p.a. il contenzioso relativo alle concessioni del I e II salto del Tirso, per ulteriori 50 KWh/anno.

    In definitiva si tratta di una potenzialità di oltre 270 KWh/anno che, se definitivamente assegnati alla Regione Sardegna e al suo Ente gestore della risorsa idrica (ENAS) potrebbero portare nelle casse regionali ben 75 milioni di euro l’anno. Ovviamente, l’ENEL S.p.a. fa orecchie da mercante e cerca ogni possibile cavillo per ritardare il passaggio di consegna!

    Se l’atteggiamento riottoso di ENEL S.p.a. può essere comprensibile nelle logiche dell’impresa, ben più grave (e incomprensibile) sarebbe se la Regione si dimenticasse di far valere i diritti dei sardi sui loro beni comuni e rischiasse di continuare a fare all’ENEL un regalo che vale 75 milioni di euro l’anno! Non più è tempo di distrazioni, né di regali!
    La Regione deve iniziare a mettere a reddito tutto ciò che possiede, dimostrando di voler giocare davvero la partita dell’autosufficienza economica che è l’unica prospettiva che può davvero cambiare la nostra cultura e dare speranza di riscatto e di sviluppo alla nostra terra! Il modello assistenzialistico, burocratico, clientelare che è stato adottato dalla Regione Autonoma della Sardegna nei sessant’anni della sua storia è definitivamente fallito.Il fallimento è sotto gli occhi di tutti ed è indispensabile far partire subito la rivoluzione che metta al centro la crescita di una nuova capacità dei sardi di mettersi in competizione, sfruttando tutte le proprie competenze e le proprie risorse, comprese quelle sequestrate dallo Stato e dai suo cento tentacoli parastatali
    “.

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