“La passione và dove ti porta il cuore”: la zona franca spiegata da Maria Rosaria Randaccio

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    altLa passione va’ dove ti porta il cuore… Ed è facile capire in questo momento i movimenti civici e le persone che con passione stanno seguendo la Dottoressa Randaccio e l’Avvocato Scifo.

    Come è semplice comprendere come mai questi due personaggi, che da tanto tempo divulgano il verbo della zona franca integrale, portandolo nelle piazze e nei convegni, siano entrati nel cuore della gente.

    Perchè il loro linguaggio è quello di ognuno di noi, rispondono ai nostri dubbi, ci danno speranza, coraggio e sicurezza, ma soprattutto stanno preparando culturalmente un popolo a capire che cosa sia la zona franca e come la Sardegna possa aprirsi a questo meraviglioso futuro.

    Zona franca, che come dice Mario Carboni (nell’intervista riportata in audio sotto), non è certamente il Paese di Bengodi, ma uno strumento per aumentare il prodotto interno lordo e la ricchezza.

    E per tutti noi sicuramente rappresenta un mezzo indispensabile per uscire dalla crisi che stiamo vivendo, con la disoccupazione che aumenta, con le imprese sarde che chiudono, con i comuni che si stanno spopolando sempre più, con sardi ed aziende che emigrano ogni giorno.

    In questo articolo abbiamo riprodotto in testo una parte dell’intervista fatta alla Dottoressa Randaccio dal giornalista Gianni Ledda ai microfoni di Radio Super Sound di Guspini.

    Sotto l’articolo l’intervista integrale (audio You Tube).

    Ospiti presenti: l’avvocato Francesco Scifo, la dottoressa Maria Rosaria Randaccio, il ragioniere Mariano Melis, tributarista, il presidente della Provincia del Medio Campidano Fulvio Tocco, al telefono il dottor Mario Carboni, l’onorevole Gianvalerio Sanna.

    Maria Rosaria Randaccio, che cosa è la zona franca?

    Zona franca significa innanzitutto il diritto ad avere delle compensazioni rispetto ad una situazione di inferiorità. Quando un territorio si trova svantaggiato rispetto al resto degli altri territori che compongono una nazione, ha diritto ad avere dei vantaggi che sono soltanto delle compensazioni, perchè la regione svantaggiata sia posta nella stessa situazione economica e giuridica delle altre.

    Non è un regalo, non è un di più.

    E’ una compensazione, è il portarla al pari delle altre regioni. Noi siamo un’isola, al centro del Mediterraneo e abbiamo un fenomeno molto particolare, unico al mondo: siamo spopolati.

    La Sardegna è una terra bellissima, ha un clima splendido, eppure è spopolata, come lo sono le regioni artiche, come lo sono le regioni accanto al Sahara.
    Questa bassa densità demografica la troviamo nelle zone del mondo dove non si vive bene.
    Invece in Sardegna si vive benissimo, con un clima temperato, primavera tutto l’anno e noi siamo spopolati.
    Perchè?
    Perchè noi viviamo in quest’isola e non riusciamo a riprodurci come nelle altre parti del mondo, perchè non c’è lavoro. Non c’è lavoro perchè le famose compensazioni che avremmo dovuto avere (che abbiamo da secoli), non sono mai state esercitate appieno, perchè se fossero state esercitate non ci troveremmo in questa situazione di estremo disagio economico.
    Noi siamo 1 milione e 700 mila persone, l’equivalente di un quartiere di Napoli, un quartiere di Roma.
    Ecco perchè non possiamo crescere economicamente: per vendere i nostri prodotti dobbiamo affrontare dei costi che ci mettono fuori mercato.
    Ma questo vuol dire anche un’altra cosa: che noi politicamente non contiamo niente.
    Davanti ai partiti romani che prendono i voti (i partiti vivono grazie alla quantità dei voti, anche il Parlamento, in base alle rappresentanze), noi non siamo rappresentati, perchè bisogna fare una rappresentanza in base alla popolazione residente ed è ovvio che la terra spopolata non può essere rappresentata da 25 persone rispetto a 1000 (è ridicolo soltanto pensarci).
    Non è una rappresentanza questa, è una presa in giro soltanto, per i sardi.

    Questa è la ragione per cui viene chiesta una zona franca. Poi come si sviluppa di fatto?

    La zona franca si realizza innanzitutto con il rispetto delle norme messe a disposizione. Le norme, che naturalmente la classe politica deve applicare. Intanto la politica non entra nell’ottica di fare gli interessi della gente (cioè se io vado a rappresentare la gente al Comune, alla Regione o al Parlamento devo fare gli interessi della gente che rappresento ovviamente), e sino ad oggi non è stato fatto, da nessuna parte, da nessun partito, perchè ancora oggi assistiamo ad un fenomeno unico al mondo, che addirittura chi dovrebbe rappresentare i sardi è contro la zona franca.

    E’ una follia soltanto pensarci, essere contrari a quelle compensazioni che ci porterebbero allo stesso livello delle altre regioni.

    Quali sono le compensazioni di cui Lei parla?

    Le compensazioni sono previste dalla legge innanzitutto. Le compensazioni che ha la Sardegna, in quanto regione a statuto speciale, sono le stesse compensazioni che ha la Valle D’Aosta, che guarda caso è stata istituita come regione a statuto speciale con la legge costituzionale n°4 del 1948 e noi invece siamo stati istituiti come regione a statuto speciale con la legge n°3 del 1948.

    Siamo nella stessa Gazzetta ufficiale ed in questa Gazzetta ufficiale all’art.14 dello Statuto della Valle D’Aosta è spiegato che cosa vuol dire essere zona franca: cioè zona franca significa essere fuori dalla linea doganale dello Stato, essere un territorio extradoganale e infatti la Valle D’Aosta lo è, in base a questo principio, che poi naturalmente è riferito a tutte le regioni nella stessa situazione.

    Perchè quando il legislatore fiscale, il fisco, si esprime per una situazione economico-giuridica, e lo fa per una regione, è ovvio che lo fa citando una regione e vuole intendere anche tutte le altre regioni e le situazioni analoghe.

    La regione della Valle D’Aosta che ha la zona franca ovviamente avrà le stesse regole che sono previste per le altre regioni a statuto speciale, che sono zone franche, come la Sardegna per esempio.

    Allora se la Valle D’Aosta ha determinate agevolazioni, compensazioni etc., perchè si trova in una situazione di disagio, paragonabile a quello nostro (il nostro è peggiore però, perchè la Valle D’Aosta è geograficamente collocata meglio e non è un’isola), a quel punto ciò che compete alla Valle D’Aosta compete anche a noi.
    Del resto lo ha confermato da poco anche una direttiva comunitaria con n°96 del 2003, dove la Comunità europea rinuncia ai dazi doganali che gli competerebbero per la regione Valle D’Aosta.

    Ma nel momento in cui io dico Valle D’Aosta, dico benefici, esenzioni dai dazi doganali che dovremmo pagare all’Europa. L’Europa rinuncia per la Valle D’Aosta ed utilizza il termine Valle D’Aosta come sineddoche, cioè indica una regione ma sta però indicando una situazione.

    La situazione ‘dice soltanto Valle D’Aosta’, non dice Livigno, Campione d’Italia, perchè ‘vuole dire zona franca’, anzichè dire zona franca dice Valle D’Aosta.

    Allora se anche l’Europa riconosce questi vantaggi a compensazione, è ovvio che se competono alla Valle D’Aosta competono anche a noi, che siamo zona franca (sempre detto nella nostra Costituzione, in più ribadito successivamente dal decreto legislativo 75 del 98)…

    Intervista Radio Super Sound – Ospiti l’avvocato Scifo, la dottoressa Randaccio, il ragioniere Mariano Melis, tributarista, il presidente della Provincia del Medio Campidano Fulvio Tocco, al telefono il dottor Mario Carboni, l’onorevole Gianvalerio Sanna.

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