Zona franca integrale Sardegna: necessario il consenso europeo

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    zona franca SardegnaIl grandissimo lavoro svolto dall’avvocato Scifo e la dottoressa Randaccio, insieme a quello dei Comuni e delle tante persone che sostengono la zona franca integrale, sta dando i suoi frutti.

    Il sentimento che emerge è quello di un popolo sardo che si confronta sempre più e sta trovando nell’unione la risorsa per ottenere un diritto che gli spetta da tempo. Tuttavia le leggi in vigore e le normative devono essere utilizzate al meglio per ottenere un vasto riconoscimento a livello europeo. Si stanno percorrendo tutte le strade possibili, per dimostrare che la zona franca integrale è indispensabile alla Sardegna, vista la grave crisi economica in cui versa.

    In una situazione come questa, è normale che gli ostacoli si presentino e che le differenti interpretazioni delle normative possano dare l’illusione che qualcuno non voglia la zona franca. In realtà, nella maggior parte dei casi e dei dibattiti politici, non si sta mettendo in discussione la realizzazione della zona franca in Sardegna, ma si stanno analizzando i metodi migliori per ottenerla al meglio ed al più presto.

    Questi contributi devono essere visti in un’ottica positiva e costruttiva, se finalizzati a trovare le strade migliori per raggiungere il nostro obiettivo.

    Ieri il presidente della Regione Ugo Cappellacci ha confermato di attendere una risposta definitiva da parte di Bruxelles sulla nascita della zona franca sarda e che il consenso dell’ Europa è necessario affinchè la Sardegna si possa emancipare dalla realtà doganale italiana.

    “Abbiamo nuovamente scritto al Commissario europeo – afferma Ugo Cappellacci – per ribadire la richiesta di attivazione della zona franca integrale gia’ inviata nei giorni scorsi agli organismi dell’Unione Europea. Proseguiamo la battaglia con la massima determinazione: gli uffici legali della Regione stanno studiando tutte le ulteriori iniziative, che devono essere azioni serie e idonee a raggiungere il risultato auspicato da tutti”.

    Posizione condivisa anche dall’eurodeputato Giommaria Uggias, Idv, che ieri mattina ha proposto un’apposita interrogazione parlamentare alla Commissione Europea.

    “Le zone franche in Sardegna sono considerate uno strumento in grado di risollevare le sorti di un territorio colpito da una crisi economica senza precedenti… – afferma Uggias – Va fatta chiarezza sulla convinzione secondo cui l’imminente entrata in vigore del nuovo codice doganale comunitario abolirebbe il diritto dei sardi a vedere istituite zone franche nell’isola. Questo non è vero. La Sardegna conserva il suo diritto alle zone franche. Ce lo dice il nostro statuto regionale, ce lo dice il decreto Prodi del 1998, lo conferma oggi l’Europa con il nuovo codice doganale che entrerà in vigore il prossimo 24 giugno e che non esclude la possibilità di istituire zone franche nel territorio europeo. Anzi l’articolo 155 del codice stabilisce che gli Stati membri possano destinare talune parti del territorio doganale della comunità a zona franca. Per fare chiarezza e cominciare a muovere i primi passi sulla concreta istituzione delle zone franche in Sardegna, ho presentato un’interrogazione parlamentare che chiede una posizione ufficiale della Commissione europea sul tema”.

    Ieri sera, il Presidente della Regione ha confermato, in messaggi privati, ma non ancora in maniera ufficiale, di aver firmato la lettera (che verrà spedita oggi), in cui si comunica ai vari Enti che venga data applicazione a tutte le agevolazioni connesse con la dichiarazione di extraterritorialità e cioe’ l’esclusione di imposte indirette ed accise.

    La posizione dell’avvocato Scifo è netta:”A tutti quelli che dubitano, intralciano o si oppongono alla creazione di benessere e alla diffusione di ricchezza tra la popolazione sarda io dico questo: qualsiasi cosa facciate o farete per osteggiare il nostro cammino sarà inutile. Il seme è stato lanciato e produrrà frutti perchè il terreno è fertile. Ancora c’è chi non capisce la differenza tra chiedere e comunicare una cosa – aggiunge – Per chiarire il concetto vorrei dire che che si chiede ciò che non si ha ancora mentre si comunica qualcosa che già si ha. La zona franca è stata istituita con dlgs 75/1998 e non si deve chiedere a nessuno, si deve solo attivare. La perimetrazione dell’area dove deve attivarsi un istituto (ripeto) già istituito dalla Stato italiano nel 1998 non è un fatto che riguardi minimamente nè la legge doganale nè le leggi fiscali ma un fatto puramente esecutivo di una legge già esistente e amministrativo. Dopo la riforma dell’art. 117 della Costituzione tutte le potestà amministrative ovviamente sono della Regione. Quindi il fatto che la legge del 1998 prevedesse un DPCM è superato dalla riforma costituzionale del 2001. Con l’attivazione della zona franca (ripeto già istituita dalla Stato nel 1998) si applicano le norme già esistenti in materia doganale e fiscale connesse all’istituto giuridico perciò non è questione di innovazioni in materia di diritto doganale o fiscale: deve applicarsi ciò che già esiste. La regione deve solo dire a quale area! Un fatto – precisa – puramente esecutivo ed amministrativo”.

    ZONE FRANCHE IN SARDEGNA DI Giommaria Uggias

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